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La Corsa di fondo

di Piergiorgio ISØSDX

La passione per lo sport l’ho avuta da sempre, sin da piccolo mi piaceva guardare e leggere i giornali sportivi ed il desiderio di praticarlo era sempre dentro me, ma ahimè, negli anni sessanta praticare uno sport era difficile inoltre la mia timidezza mi precludeva tante cose, di riscontro ero attratto da attività sportive singole e non di squadra. La corsa mi ha sempre affascinato, in particolare la corsa di fondo, ma in quegli anni non era come oggi dove tutti corrono, vedere una persona correre per strada era una rarità e chi lo faceva, spesso, veniva deriso, non ho mai capito questo modo di essere di quegli anni.
Iniziai a correre da giovane, le prime corse le ho fatte quando mia madre mi comandava di fare qualche commissione, ci andavo correndo, e per raggiungere il negozio, allungavo di proposito il percorso, girando più volte attorno ai palazzi, la stessa cosa succedeva quando mi recavo a scuola. Ho sempre desiderato correre in un campo sportivo attrezzato e precisamente all’Amsicora, in quei tempi, era l’unica società sportiva che curava questo sport.
Gli anni passarono ma il mio sogno di entrare in una Associazione sportiva rimase ed è rimasto tale, tuttavia non ho mai abbandonato il desiderio di correre, così, la mia pista, continuò ad essere la strada ed il mio avversario il tempo, la distanza e la fatica.
Correre da soli non è bello anzi è più faticoso, ma non avendo altra scelta accettai questo stato di cose e per anni
ho corso in compagnia dei miei pensieri,guardando di tanto in tanto l’orologio e asciugandomi le tempie e gli occhi dal sudore con il lembo della maglietta.Il percorso vario è quello che più mi ha attratto, mi aiutava a superare meglio la fatica, inoltre, mi piaceva correre su percorsi di campagna dove il silenzio era rotto solamente dalla leggera brezza che si infiltrava tra i rami degli alberi e dal passo che ritmicamente calpestava lo sterrato.
Ogni qual volta iniziavo a correre mi prefissavo mentalmente un percorso e durante la corsa, il mio pensiero costante era quello di arrivare, comunque e sempre, al traguardo prestabilito. Km dopo Km correvo sempre con lo stesso passo un po sostenuto, la fatica arrivava inesorabilmente ed è li che bisognava gestirla e l’unico modo per superarla era continuare ad andare avanti fino al traguardo.
Ho corso anche da imbarcato, il ponte di volo diventava la mia pista, quando libero ed il tempo lo permetteva correvo anche in navigazione. Ho corso, in diversi porti Italiani e all’estero, La Spezia, Taranto, Augusta, Barcellona, Valencia, Cartaghena, Tolone e tanti altri mi hanno visto correre, in particolare ricordo Augusta dove trovai la compagnia del Direttore di macchina di nave Vesuvio, nave dove sono stato imbarcato negli anni ottanta, assieme abbiamo percorso molti Km alternandoci nelle varie andature, periodo molto bello che ricordo sempre per come si correva e per quanto abbiamo corso.
Negli anni ottanta a La Spezia correvo allo stadio Montagna e li ho avuto il piacere di veder nascere il grande Stefano Mei, allora giovanissimo ma già nelle gambe una bellissima e costante corsa. Ho potuto seguirlo per un intero Km durante uno dei suoi tanti allenamenti ma poi ho dovuto allentare per ritornare al mio passo da amatore, in quanto, la sua andatura era per me proibitiva.
La corsa è stata per me di fondamentale importanza nella vita di tutti i giorni, un punto di riferimento, si, perché la corsa è un esempio di vita, c’è una partenza ed un arrivo e tali principi mi sono serviti per affrontare i problemi che la vita quotidianamente mi pone davanti, mai perdere la fiducia nelle proprie forze, mai abbandonare ciò che si è iniziato, ma arrivare sempre al traguardo che ci siamo prefissati.
Questa, per me, è stata la corsa e lo sarà sempre anche se adesso ho dovuto rallentare l’andatura.