Lasciata la SRT S.Ignazio, una prima programmazione
mi vedeva trasferito al Marisardegna La Maddalena; messomi a conferire
con la Commissione
di Maripers, feci presente di non essere entusiasta di questo trasferimento.
Mi ribadirono che visti gli anni trascorsi a Cagliari dovevo lasciare
questa sede per i normali avvicendamenti. Avevano ragione, ma la
mia richiesta non era intesa a rimanere a Cagliari ma chiedevo
di non voler essere trasferito alla Maddalena, senz’altro preferivo
un’altra sede o meglio ancora chiedevo di essere imbarcato
su Unità navale in attività, per poter svolgere al
meglio la mia specialità professionale.
Ascoltate le mie intenzioni, il Comandante mi rispose che non era
in effetti in condizioni di soddisfare immediatamente questa mia
richiesta, ma ne prese nota e mi assicurò un prossimo futuro
imbarco, nel frattempo avrei dovuto occupare una destinazione presso
lo stesso Maritele di Cagliari.
Fu così che inaspettatamente mi assegnarono la responsabilità dell’ultimo
ente appartenente al Maritele, l’Ufficio Postale.
In attesa dell’imbarco accettai l’incarico, con la
ferma speranza che il mio movimento arrivasse quanto prima.
Lontano dalla radio e dai suoi servizi, non mi trovavo a mio agio,
particolare che avevo sempre rimarcato nelle mie richieste di destinazione,
che fossero a terra o a bordo.
Sapevo fin dall’inizio che sopportare questo periodo e attendere
il mio nuovo trasferimento per bordo sarebbe stato certo snervante.
Nonostante tutto questo, nel mese di ottobre prendevo servizio
presso l’Ufficio Postale. E fu una scoperta: siamo abituati a vedere
un Ufficio Postale ben strutturato e funzionale, nel nostro caso
non c’era nulla che avesse le sembianze di un Ufficio Postale,
sulla porta si leggeva in una grossa targa in bronzo la scritta “Postino”;
il locale di dimensioni ridotte, con una finestrella in alto era
molto simile ad uno sgabuzzino per deposito materiali di pulizia;
al suo interno l’arredo composto da un tavolino con macchina
per scrivere mal funzionate, un tavolo per le pratiche d’ufficio
e una cassaforte di vecchia data, di notevoli dimensioni usata per
conservare un timbro metallico e le distinte che si ammucchiavano
una dietro l’altra. Appesi a una parete i casellari in legno
per lo smistamento della corrispondenza ai vari uffici della base
navale.
In inverno freddo intenso e in caso di pioggia infiltrazioni di
acqua dalla piccola finestra e dall’ingresso. Non serviva granché chiudere
la porta, del tutto logora con crepe in ogni sua parte, perché l’acqua
si infiltrava dalle varie fessure, causando una pozza d’acqua
all’interno dell’ufficio.
Il compiti assegnati al responsabile dell’Ufficio erano quelli
di recarsi all’Ufficio Postale per consegnare le bolgette
in partenza e ritirare quelle in arrivo, rientrato in Ufficio bisognava
registrare al protocollo e smistare la posta ai vari Uffici, quindi
ricevere la corrispondenza dei vari Uffici, protocollare, preparare
le distinte e chiudere le bolgette.
Tutto questo si svolgeva in tre ore massimo di attività,
quindi un lavoro poco impegnativo e di tutto rilassamento.
Forse per questo il posto era ambito da tanti sottufficiali che
facevano la fila per avere quella destinazione, che poteva essere
occupata
da un giovane Sergente furiere, anche di leva, non certo da un
sottufficiale RT di anzianità di servizio e di grado per cui la sua esperienza
professionale poteva senz’altro essere messa a disposizione
in altri compiti più complessi.
Sin dal primo giorno che presi servizio all’Ufficio Postale
mi accorsi che un gran disordine regnava tra le distinte e l’espletamento
della corrispondenza, inoltre in tanti all’interno della
base, avevano scambiato questo Ufficio come una struttura pubblica
dove
si potessero espletare anche i pagamenti dei vari conti correnti
postali, vaglia e altro.
Proprio la prima mattina che presi servizio, sul mio tavolo trovai
un numero elevato di conti correnti postali Enel, Telecom, Gas
ed altri ancora con allegati i relativi soldi per i pagamenti,
una cifra
in danaro che si aggirava intorno ad un milione e duecentomila
lire. Domandai al marinaio cosa fossero quei bollettini, mi rispose
che
era compito nostro quando ci recavamo all’ufficio Postale
pagare quei conti correnti, senza scompormi presi quei bollettini,
il denaro e comandai al marinaio di restituirli ai loro legittimi
proprietari
e di riferire che il sottoscritto non era preposto a questo servizio.
In poco tempo in diversi si presentarono in Ufficio chiedendo spiegazioni
della mia presa di posizione, mi facevano notare che i miei predecessori
lo avevano sempre fatto senza creare problemi, riferii loro che
io svolgevo solo quello che era previsto dai compiti dell’Ufficio,
e tra questi non era menzionato l’espletamento di queste pratiche
del tutto private, facevo notare altresì che dove mi recavo
per il servizio postale non era un ufficio adibito a sportello
per effettuare queste operazioni, era un Ufficio che svolgeva solo
i
compiti di ritiro e consegna della corrispondenza di tutti gli
enti Militari e Civili.
Da quel giorno nessuno mi portò più bollettini, alcuni
arrivarono a non salutarmi nemmeno, in pratica mi ero messo un po’ contro
tutti, ma in fondo ciò non mi preoccupava, non era quella
la mia destinazione e la mia aspirazione ed ero intenzionato a
rimarcare ogni cosa non andasse bene.
Iniziai a denunciare presso il mio diretto superiore e il Comando
Marina la inidoneità del locale per le sue dimensioni e i
numerosi disagi cui era costretto chi vi lavorava. Intanto tolsi
la targa “Postino” per mettere la targa regolamentare
scritta a chiare lettere “Maritele Cagliari Ufficio Postale” non
pochi vennero a fare le loro rimostranze, risposi che senza nulla
togliere ai postini, il mio mestiere non era quello, se avessi voluto
intraprendere il mestiere del portalettere mi sarei arruolato alle
poste, altri venivano asserendo che l’Ufficio Postale era un
ente del Comar (Comando Marina), quindi quella targa era fuori luogo,
senza problema dimostrai loro attraverso le Pubblicazioni ufficiali
che l’Ufficio Postale è stato da sempre un ente del
Maritele e di conseguenza li invitai ad aggiornarsi.
Ogni giorno veniva un Capo Ufficio o un Comandante a presentare
qualche lamentela, come in occasione di giornate di pioggia, i
vari addetti
al ritiro della corrispondenza si lamentavano poiché li facevo
attendere fuori dell’Ufficio mentre la pioggia veniva giù fitta,
sempre con calma facevo presente la ristrettezza del locale e la
impossibilità di ricevere all’interno sei o sette
persone quando a mala pena ci entravamo io e il mio marinaio, suggerii
loro,
per evitare di bagnarsi, di dotare gli addetti al ritiro della
corrispondenza di parapioggia.
Più volte mi venne detto che da quando avevo preso servizio
nell’Ufficio Postale, erano nati tutti i problemi e che mai
nessuno nel passato aveva sollevato questioni, rispondevo loro che
le problematiche c’erano sempre state ed erano anche evidenti,
semplicemente non venivano evidenziate.
Intanto la mattina mandavo il marinaio al ritiro delle bolgette,
e al suo ritorno sbrigavo quelle poche pratiche di smistamento e
consegna della posta poi terminato il lavoro non mi restava che andarmi
a godere una bella e sana passeggiata in banchina ad ammirare i cormorani
con le ali aperte al sole.
Finalmente dopo questo periodo lontano dalle Stazioni Radio, nel
mese di aprile 1993 vengo inviato a Maricentadd Taranto per la frequenza
del corso di aggiornamento e nel mese di Luglio venivo trasferito
a bordo di Nave Ardito come Capo Posto RT della Prima Divisione Navale.
Per quanto ne so, ancora adesso il locale è sempre lo stesso,
ma almeno è cambiata la porta d’ingresso ei dispone
di un climatizzatore.
|