Sbarcato da Nave Centauro, dopo undici anni dal mio arrivo in Marina, rientro a Cagliari trasferito presso la Stazione ricetrasmittente S.Ignazio.
Dopo tanto girare a bordo delle navi e per la penisola, rientro nella mia città.
Il 21 settembre 1976 prendevo servizio nella Stazione RT, che in quell’anno era Stazione Principale poiché il Comando Marittimo Autonomo in Sardegna (Marisardegna), aveva sede proprio a Cagliari, La Stazione era distaccata dagli Uffici Operativi del Marisardegna e del Maritele.
Dopo la normale presentazione al Capo Posto, Capo Orecchioni, fui inserito nei turni di servizio. Con l’esperienza acquisita precedentemente nella Stazione Ricevente di S.Alessandro a Roma, pensavo di incontrare nello svolgimento del servizio e negli orari di lavoro quella stessa organizzazione, un po’ meravigliato mi accorsi invece che eravamo molto lontani da quegli standard organizzativi. Il personale di S. Ignazio, forse perché da molti anni in servizio presso quella SRT, svolgeva i propri compiti quasi meccanicamente e forse si avevano altri interessi fuori dal servizio: insomma trovai l’ambiente della SRT, molto rilassato, ben diverso da quello attivo e molto unito rispetto a quello che sempre avevo trovato a bordo.
I turni, spesso discontinui, del tutto diversi dal classico e previsto turno ministeriale, era articolato con orari che davano poco spazio al riposo, il servizio iniziava la mattina dalle 08:00 per terminare alle 22:00. L’indomani si riprendeva dalle 22:00 fino alle 08:00, poi un giorno libero.
Il personale impiegato nel turno era formato da un Capo Turno e due operatori, i servizi cui eravamo preposti era l’ascolto sulla frequenza costiera 2245, l’ascolto sulle
frequenze degli aerei antisom, inoltre succedeva, in caso di soccorso, di fare ascolto sulla frequenza
degli aerei preposti a questo servizio che decollavano da Decimomannu; era questo un servizio particolarmente attivo nel periodo estivo, per di più poteva succedere che in caso di sciopero del personale delle PPTT di Cagliari Radio IDC, ci venisse assegnato l’ascolto sulla frequenza di soccorso 500Kcs. In caso di esercitazione particolari assicuravamo anche i servizi per i sommergibili su una frequenza dedicata. Mensilmente svolgevamo alcuni servizi prefissati come i circuiti MZ e la rete Vela. Tutta la messaggistica ricevuta veniva inviata direttamente via filo tramite le telescriventi, alla stazione telegrafonica ubicata presso il Maritele, questo compito comportava un lavoro di trascrizione dei messaggi nella telescrivente che generava una zona perforata su nastro di carta per il successivo inoltro al telegrafo.
Vista la mole di lavoro, a volte molto intenso, specialmente con i velivoli antisom, era evidente che il numero degli operatori assegnati ai turni, era del tutto insufficiente. Ma erano soprattutto gli orari stressanti con a disposizione un solo giorno di riposo che creavano dei problemi, la pausa serviva solo per riprenderti un poco per poi ripartire la mattina seguente ed iniziare tutto da capo.
Nonostante le nostre continue lamentele, il servizio continuava con questi orari assurdi, inoltre per dare la possibilità di usufruire della licenza estiva, i turni si infittivano aumentando il carico: si passava a svolgere il servizio su tre e a volte due turni di ventiquattro ore, cioè si prendeva servizio la mattina alle 08:00 e si lavorava fino alle 08:00 dell’indomani, se andava bene avevamo due giorni di riposo, altrimenti sempre e solo quel giorno.
Durante il mio servizio, più di una volta mi sono trovato a svolgere due ascolti contemporaneamente, due cuffie incrociate in testa, in un auricolare ascoltavo il velivolo S2F in CW e nell’altro auricolare il velivolo Atlantic in fonia, destreggiandomi tra una frequenza e l’altra cercando di rispondere ad entrambi e dividendomi spesso tra un AS e un Waith. il Capo Turno svolgeva il servizio di messaggistica con il telegrafo mentre l’altro
operatore ascoltava la 2245, che comportava ad orari prestabiliti la trasmissione dei servizi meteo, Avvisi ai Naviganti, Meteomar, ecc. ecc.
I mesi passavano e questo servizio si rendeva sempre più pesante, nel mese di aprile del 1977, esattamente il giorno otto, anche se non ebbi preavviso, mi trasferirono in temporaneo imbarco su Nave Palinuro, dove rimasi fino al 29 maggio 1977, anche se ancora una volta lontano dalla mia giovane famiglia, questo trasferimento mi servì per spezzare quegli orari pesanti e logoranti e riprendermi un po’.
Rientrato ripresi servizio in radio sempre con quegli orari, sempre con gli stessi turni, nonostante il nostro disappunto sugli orari di servizio ed in particolare per il poco riposo concesso.
A peggiorare le cose ci pensò, nel 1978, il trasferimento del Marisardegna alla Maddalena, che comportò il movimento, nel senso di trasferimento in quella sede, di diverso personale e il passaggio da Stazione RT Principale a Secondaria, tutto questo con effetto immediato, come documentato, ma nei fatti la SRT S.Ignazio continuò ancora il suo servizio come stazione Principale, perché alla Maddalena, forse per la fretta di trasferire tutto su quella meravigliosa isola, la SRT. di Guardiavecchia che aveva sostituito la vecchia e insufficiente Stazione RT di Isola Chiesa, era in fase di allestimento, quindi non pronta non avendo ancora installato il parco antenne e relativi apparati.
Fu così che Cagliari continuò il suo servizio con i pochi operatori rimasti con orari sempre pesanti.
Ci sono stati momenti in cui ho rimpianto S.Alessandro e soprattutto la vita sulle navi, ben diversa specialmente sotto il profilo umano, più di una volta fui tentato di presentare domanda di trasferimento.
Si lavorava tanto ma in ciò che facevamo non c’era soddisfazione, anche perché non c’era quel giusto riconoscimento, le nostre difficoltà e le nostre esigenze, non erano tenute nella doverosa considerazione.
I mesi passarono, Capo Orecchioni lasciò l’incarico e subentrò Capo Merella, le cose migliorarono, inoltre, grazie alla rinuncia dell’alloggio previsto per il Capo Posto e l’interessamento del Direttore, andai a vivere con la mia famiglia proprio in quell’alloggio ubicato dentro il comprensorio della Stazione, di questo ringraziai sempre il Direttore perché mi liberò dal dover pagare un affitto piuttosto oneroso nel Comune di Quartu ed eliminando i tempi di trasferimento mi consentì di stare più vicino alla mia famiglia.
Purtroppo un giorno, mentre il nostro Capo Posto si recava in base per le pratiche amministrative, ebbe un incidente che lo tenne fermo per diversi mesi.
Fu allora che il nostro calvario riprese, senza un responsabile nella Stazione, le pratiche venivano svolte dal segretario e il Direttore, che voleva vedere e sapere tutto, aveva imposto ai Capi Turno di chiamarlo in qualsiasi ora, per comunicargli ogni operazione che
svolgevamo in radio: aprire un ascolto chiudere un ascolto, l’aereo è decollato, il rimorchiatore ha dato il Pim, insomma un altro po’ dovevamo dirgli anche quando andavamo al bagno.
Va detto che per sedimentata prassi tutte operazioni sono state sempre sotto la responsabilità del Capo Turno, che naturalmente in casi particolari e di grande urgenza ha sempre rispettato la consegna di avvertire, per le azioni del caso, il diretto superiore.
Con questi ordini così minuziosi e fuori da ogni procedura il Direttore ci aveva tolto la responsabilità, ridotto la motivazione la fiducia e soprattutto veniva ad annullare la figura professionale dei Capi Turno, ridotti a sott’operatori e di fatto classificati come degli imbecilli che non sanno distinguere un OPP da un OPA e un ETA o peggio di non saper amministrare e gestire il proprio servizio.
Tutto ciò aveva creato malumore tra tutti i sottufficiali, anche se qualcuno per non avere fastidi eseguiva regolarmente quegli ordini passando il suo turno di servizio a fare continue telefonate.
Durante una riunione in cui il Direttore ribadiva queste sue disposizioni, nonostante fossi tra i più giovani Sottufficiali presenti, non ebbi nessun timore a dimostrargli tutto il mio disappunto, sottolineando che come Sottufficiale Capo Turno non mi riconoscevo nei suoi sistemi ed ero del tutto in disaccordo, cosciente della mia professionalità e responsabilità nel servizio, feci presente, a chiare parole, di non essere un telefonista addetto a comunicare ogni cinque minuti stupidaggini del tipo “apro ascolto, chiudo ascolto, l’aereo è atterrato, l’aereo sta per decollare, ecc ecc.” Tutto ciò irritò non poco il direttore, ma per la prima volta mi sentivo sicuro di ciò che affermavo e non mi preoccupò per niente la sua ira.
Continuai tranquillo e scrupoloso il mio servizio come sempre ho fatto ma senza farmi intimorire da quelle prese di posizione.
Nel gennaio del 1980 fui inviato in missione a Taranto per la frequenza del Corso “P” fu un periodo di tranquillità, lontano dai turni stressanti di S.Ignazio.
Il corso durò fino al 18 aprile e feci ritorno a S.Ignazio, ma non fu certo un bel rientro, trovai i turni sempre più ristretti.
Riprendendo il mio servizio iniziai ad accusare stanchezza, ormai erano passati quattro anni, si andava avanti con i soliti turni, giorno (8:00- 22:00) notte (22:00- 8:00) e un giorno libero: il disaccordo e il malumore tra i sottufficiali perdurava.
Si andava avanti con i turni, mattina notte e un giorno libero, una mattina smontato dalla notte, mentre cominciavo a riposare mi vennero a chiamare a casa, per ordine del Direttore dovevo recarmi in Radio per coprire un ascolto, nonostante facessi presente che ero appena smontato dalla notte e fosse il mio giorno libero, il Direttore non volle sentire ragioni e così sono rimasto in radio con la cuffia in testa fino alle 16:30. Naturalmente la successiva mattina alle 8:00 ero di nuovo in servizio.
La stanchezza era tanta, accusavo uno stato fisico di crescente malessere , ma continuavo il mio servizio, i miei turni. Non potrò mai dimenticare l’ascolto che ho seguito per ore sul recupero delle vittime di Ustica, era il 28 giugno 1980, sicuramente sarà stato peggio per quei marinai che con la motobarca andavano a recuperare i resti di quelle povere vittime che galleggiavano a pelo dell’acqua, ma scrivere sul brogliaccio, tutto ciò che riferiva l’operatore di Nave Doria, mi riempì di una grande tristezza, quella sera smontai dal servizio un po’ provato, anche per la stanchezza fisica che mi assaliva da giorni.
Pochi giorni dopo, esattamente il 30 giugno ero di servizio dalle 22:00 alle 08:00. Il primo di luglio i turni subivano l’ennesimo cambiamento, per cui io avrei dovuto riprendere servizio proprio l’indomani come Capo Turno, chiesi però al Direttore la possibilità di esentarmi dalla notte per evitare due notti di seguito, che senza neanche farmi finire mi rispose “si attenga ai servizi di guardia” con quella risposta mi liquidò.
Feci quella notte ma la mattina non mi sentii per niente bene e fui accompagnato al pronto soccorso dove mi diagnosticarono un brutto esaurimento nervoso.
Forse sono pochi i fatti qui descritti che mi portarono a questo esaurimento, so solo che mi costarono ben 180 giorni di convalescenza e cure. Proprio mentre andavo in convalescenza arrivò il mio trasferimento su Nave Cigno a La Spezia, ma già dopo sessanta giorni di convalescenza persi quella destinazione.
Durante la convalescenza non rimasi però con le mani in mano, appena stetti meglio feci subito domanda per conferire con il Direttore Generale di Maripers, non poteva finire così, volevo esternare il mio disappunto e rendere presente a quali turni eravamo sottoposti.
Nel mese di giugno del 1981 fui convocato a Roma dove
feci presente la situazione che si era creata nella SRT.S. Ignazio e le conseguenze che io avevo avuto contraendo un esaurimento nervoso, tanto da chiedere al Comandante che mi ascoltava di essere tolto da quei compiti, da quella categoria che pure tanto mi appassionava.
Fui ascoltato, il Comandante mi rassicurò che mi avrebbe dato una buona destinazione e lasciandomi mi disse “Capo, un furiere lo possiamo fare anche in tre giorni ma un Radiotelegrafista no!”
Rientrai a Cagliari soddisfatto e rinfrancato, mi appoggiarono a Maridist Cagliari in attesa di destinazione, intanto a S.Ignazio era finalmente attivo il turno ministeriale con due giorni e mezzo liberi dopo la notte.
Questo per sommi capi il mio periodo alla SRT. S.Ignazio, un periodo non bello ma che non potrò scordare mai.
“ Non tutti i mali vengono per nuocere” dice un vecchio proverbio, gli debbo dar ragione, poiché dopo poco tempo imbarcai su Nave Vesuvio e non so se Nave Cigno mi avrebbe dato le stesse emozioni che ho provato sul Vesuvio.