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Stazione Ricevente S.Alessandro
Roma 1972-73
di Piergiorgio ISØSDX
Il 22 agosto 1972 prendevo servizio presso la Stazione Ricevente S.Alessandro di Roma, stazione ubicata sulla Nomentana.
Ancora frastornato per il risultato conseguito al termine del Corso I.G.P. assieme ai miei compagni di corso Domenico Ottomanelli ed Erasmo Capobianco, dopo le presentazioni di rito al Capo Posto, Capo Vallotto e all’Ufficiale Dirigente, il Tenente di Vascello Ponticelli, fummo assegnati ai turni di servizio in radio.
I turni erano abbastanza ben articolati, quattro turni composti ciascuno da sette
operatori compreso il Capo Turno, io ed Ottomanelli; noi fummo assegnati al turno di Capo Majorano mentre Erasmo Capobianco al turno di Capo Chinazzo.
Il turno iniziava nel pomeriggio dalle 13:00 alle 20:00, il giorno dopo si prendeva servizio mattina e notte e precisamente dalle 08:00 alle 13:00 e dalle 20:00 alle 08:00.
I nostri compiti erano quelli di fare ascolto continuo sulle frequenze Navali, era fatto d’obbligo tenere sempre la cuffia in testa e la mano fissa sul verniero, sbaffanziando a passi di cinque su e cinque giù, questo perché le apparecchiature di quegli anni non erano precise e spesso slittavano di frequenza, quindi il nostro compito era quello di individuare sempre eventuali chiamate anche se spostate dalla frequenza prevista, sarebbe stato compito nostro una volta collegata la nave guidarla e farla tornare in frequenza.
Gli apparati riceventi erano i ricevitori R7B, molto voluminosi e ingombranti ma molto fedeli con una ricezione bellissima.
Era evidente, quando la mano dell’operatore sul verniero, eseguiva continuamente quelle operazioni di sbaffanziare avanti e indietro, la mancanza totale della vernice grigioverde dell’apparato che appariva lucido e argenteo con leggere scavature dovute all’usura. Così si presentava il metallo con cui era costruito l’apparato, simile ad una grossa virgola come disegnata sul frontale, tutto questo testimoniava che tale servizio veniva svolto sempre con grande serietà e responsabilità, sia di giorno che di notte.
Oltre a questi ricevitori c’erano anche i meravigliosi ricevitori Collins impiegati per ascoltare le navi lontane, cioè quelle navi che navigavano fuori dal Mediterraneo e osservavano un servizio del tutto diverso dalle Unità in Mediterraneo.
Tutti questi servizi si svolgevano nella sola modalità A1A, cioè in codice morse.
Sei operatori tutti impegnati nelle varie componenti navali, tutti con la cuffia in testa e tutti con quella mano sul verniero: una volta ricevuta una chiamata da una unità navale, rapidamente, con un vecchio telefono BL, dovevamo avvertire la Stazione Trasmittente, Santa Rosa, che era dalla parte opposta alla nostra, molto distante da noi, come previsto d’altronde dalle normative tecniche che prevedono le due stazioni distanti tra loro. Una volta inviata la nostra ricezione alla Stazione trasmittente, questa ne prendeva il controllo, a noi il compito di seguire quelle comunicazioni ricevendo su brogliaccio e controllando sempre sul ricevitore la perfetta ricezione dei segnali, lavorando sempre sul verniero per intervenire in caso di evanescenza o di spostamento di frequenza del segnale emesso dall’Unità navale.
Tutte le componenti che ascoltavamo non erano uguali come mole di traffico, così spesso succedeva che nel prendere servizio chi arrivava prima rilevava l’operatore con la componente meno frequentata dalle navi; essendo il più giovane del turno, questa regola non valeva per me poiché anche se arrivavo prima mi ritrovavo sempre ad occupare componenti dove le navi chiamavano spesso, la cosa non è che mi dispiacesse, ma a volte mi irritava il modo di fare che i Capi più anziani avevano verso i più giovani, spesso e volentieri mi ritrovavo ad ascoltare le navi lontane, frequenza molto impegnativa, in quel periodo si lavorava parecchio con Nave Vittorio Veneto e Nave Alpino in Atlantico sulle coste Americane, proprio con nave Alpino una notte iniziai a seguirlo nell’espletamento del traffico dalle 21:00 circa fino alle cinque del mattino.
Come in tutte le Stazioni Radio l’usanza del caffé è sempre esistita, ogni ora era buona per prendere una tazzina di caffé, ma in radio non c’era la macchina del bar, ma una semplice moka da dodici tazze e un fornello elettrico, il compito di fare questo caffé, spettava sempre al più giovane, così spesso venivo comandato per questa operazione, soprattutto la notte si iniziava con il caffé alle 22:00 poi alla mezzanotte e via via fino alle otto del mattino, maggiormente in quel caso venivo rilevato dal servizio in cuffia. Un giorno però, stanco di questa operazione, in quel caffé misi due o tre pastiglie di un noto lassativo e servii il caffé agli operatori, verso le sei, alcuni chiesero di essere sostituiti per andare a far visita al bagno, quando rientravano non si spiegavano il perché di quel loro disturbo, dando la colpa a qualcosa che avevano mangiato la sera prima, si accorsero però che le cose non combaciavano poiché tutti avevano mangiato cose diverse, i sospetti li ebbero quando videro che io rimanevo tranquillo nella mia sedia con la cuffia in testa e continuavo a sbaffanziare, capirono allora che qualcosa nel caffé non andava anche perché nel locale dove venivano preparati i caffé, nel cestino dei rifiuti sotto il tavolino della moka, trovava posto una scatoletta reclamizzata anche in televisione priva del suo contenuto, fu così che da quel giorno mi vietarono di fare il caffé, essendo però tutti sottufficiali di grande spirito, capirono il mio scherzo tanto che lo trovarono divertente anche se mi diedero bonariamente tanti colpi sulle spalle e per punizione non mi rilevarono per un pezzo.
 
Non posso dire nulla se non in bene di quei miei colleghi molto più anziani di me, Capo Silla, Capo Ingenito, Capo Catarinella, Capo Acerra, Capo De Pari, Capo Testa, Capo Monteleone, Capo Majorana, tutti sottufficiali da cui ho tratto profitto dai loro insegnamenti e sempre li ricordo con simpatia ed affetto.
Il 4 gennaio 1974 lasciavo S.Alessandro per raggiungere la mia nuova destinazione su nave Centauro a La Spezia.