Il turno iniziava
nel pomeriggio dalle 13:00 alle 20:00, il giorno dopo si prendeva
servizio mattina e notte e precisamente dalle 08:00 alle 13:00
e dalle 20:00 alle 08:00.
I nostri compiti erano quelli di fare ascolto continuo sulle frequenze Navali,
era fatto d’obbligo tenere sempre la cuffia in testa e la mano fissa sul
verniero, sbaffanziando a passi di cinque su e cinque giù, questo perché le
apparecchiature di quegli anni non erano precise e spesso slittavano di frequenza,
quindi il nostro compito era quello di individuare sempre eventuali chiamate
anche se spostate dalla frequenza prevista, sarebbe stato compito nostro una
volta collegata la nave guidarla e farla tornare in frequenza.
Gli apparati riceventi erano i ricevitori R7B, molto voluminosi e ingombranti
ma molto fedeli con una ricezione bellissima.
Era evidente, quando la mano dell’operatore sul verniero, eseguiva continuamente
quelle operazioni di sbaffanziare avanti e indietro, la mancanza totale della
vernice grigioverde dell’apparato che appariva lucido e argenteo con leggere
scavature dovute all’usura. Così si presentava il metallo con cui
era costruito l’apparato, simile ad una grossa virgola come disegnata sul
frontale, tutto questo testimoniava che tale servizio veniva svolto sempre con
grande serietà e responsabilità, sia di giorno che di notte.
Oltre a questi ricevitori c’erano anche i meravigliosi ricevitori Collins
impiegati per ascoltare le navi lontane, cioè quelle navi che navigavano
fuori dal Mediterraneo e osservavano un servizio del tutto diverso dalle Unità in
Mediterraneo.
Tutti questi servizi si svolgevano nella sola modalità A1A, cioè in
codice morse.
Sei operatori tutti impegnati nelle varie componenti navali, tutti con la cuffia
in testa e tutti con quella mano sul verniero: una volta ricevuta una chiamata
da una unità navale, rapidamente, con un vecchio telefono BL, dovevamo
avvertire la Stazione Trasmittente, Santa Rosa, che era dalla parte opposta alla
nostra, molto distante da noi, come previsto d’altronde dalle normative
tecniche che prevedono le due stazioni distanti tra loro. Una volta inviata la
nostra ricezione alla Stazione trasmittente, questa ne prendeva il controllo,
a noi il compito di seguire quelle comunicazioni ricevendo su brogliaccio e controllando
sempre sul ricevitore la perfetta ricezione dei segnali, lavorando sempre sul
verniero per intervenire in caso di evanescenza o di spostamento di frequenza
del segnale emesso dall’Unità navale.
Tutte le componenti che ascoltavamo non erano uguali come mole di traffico, così spesso
succedeva che nel prendere servizio chi arrivava prima rilevava l’operatore
con la componente meno frequentata dalle navi; essendo il più giovane
del turno, questa regola non valeva per me poiché anche se arrivavo prima
mi ritrovavo sempre ad occupare componenti dove le navi chiamavano spesso, la
cosa non è che mi dispiacesse, ma a volte mi irritava il modo di fare
che i Capi più anziani avevano verso i più giovani, spesso e volentieri
mi ritrovavo ad ascoltare le navi lontane, frequenza molto impegnativa, in quel
periodo si lavorava parecchio con Nave Vittorio Veneto e Nave Alpino in Atlantico
sulle coste Americane, proprio con nave Alpino una notte iniziai a seguirlo nell’espletamento
del traffico dalle 21:00 circa fino alle cinque del mattino.
Come in tutte le Stazioni Radio l’usanza del caffé è sempre
esistita, ogni ora era buona per prendere una tazzina di caffé, ma in
radio non c’era la macchina del bar, ma una semplice moka da dodici tazze
e un fornello elettrico, il compito di fare questo caffé, spettava sempre
al più giovane, così spesso venivo comandato per questa operazione,
soprattutto la notte si iniziava con il caffé alle 22:00 poi alla mezzanotte
e via via fino alle otto del mattino, maggiormente in quel caso venivo rilevato
dal servizio in cuffia. Un giorno però, stanco di questa operazione, in
quel caffé misi due o tre pastiglie di un noto lassativo e servii il caffé agli
operatori, verso le sei, alcuni chiesero di essere sostituiti per andare a far
visita al bagno, quando rientravano non si spiegavano il perché di quel
loro disturbo, dando la colpa a qualcosa che avevano mangiato la sera prima,
si accorsero però che le cose non combaciavano poiché tutti avevano
mangiato cose diverse, i sospetti li ebbero quando videro che io rimanevo tranquillo
nella mia sedia con la cuffia in testa e continuavo a sbaffanziare, capirono
allora che qualcosa nel caffé non andava anche perché nel locale
dove venivano preparati i caffé, nel cestino dei rifiuti sotto il tavolino
della moka, trovava posto una scatoletta reclamizzata anche in televisione priva
del suo contenuto, fu così che da quel giorno mi vietarono di fare il
caffé, essendo però tutti sottufficiali di grande spirito, capirono
il mio scherzo tanto che lo trovarono divertente anche se mi diedero bonariamente
tanti colpi sulle spalle e per punizione non mi rilevarono per un pezzo. |
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