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Comsubin

di Piergiorgio ISØSDX

In seguito ai risultati delle visite mediche e le prove attitudinali, all’atto dell’arruolamento mi assegnarono, oltre alla categoria Radiotelegrafisti anche quella di Incursori, così al termine del corso Ordinario presso le Scuole C.E.M.M. la mia destinazione non poteva che essere Comsubin per la frequenza del 18° corso Incursori.
Nella mia stessa situazione erano i miei compagni di corso, Mario Pontalti, Valentino Ludergnani e Pasquale Leopizzi.
Così mentre i nostri compagni imbarcavano sulle Unità navali come allievi RT noi ci ritrovammo il sei di settembre 1966 al Varignano, sede del Comando Subaquei ed incursori, come allievi Incursori.
Ad accoglierci fu Capo Sassu, Capo Incursore, in quegli anni istruttore alla scuola Incursori.
Per diversi mesi siamo stati solo noi quattro che iniziavamo il corso propedeutico in preparazione al corso Ordinario che iniziava nel mese di gennaio del 1967.
In quei mesi di preparazione mi ambientai al nuovo sistema di vita. L’attività si svolgeva inizialmente nella palestra dove gli istruttori valutavano la nostra prestanza fisica, maggiormente mirata alla resistenza fisica ai diversi sforzi cui eravamo sottoposti.
I test venivano provati con varie attività, dalla corsa di fondo, alle salite alla fune, alle arrampicate su diversi percorsi.
Non avendo mai svolto un’adeguata attività sportiva, desiderio che nutrivo sin da giovanissimo, da subito mi accorsi di avere delle limitazioni, non avendo una buona forza nelle braccia, provavo grosse difficoltà nelle salite alla fune o nei percorsi aerei dove le braccia dovevano lavorare maggiormente, unica attività dove mi distinguevo con buoni risultati era la corsa di fondo, sport che mi appassionava e sin
da ragazzo mi ero abituato a correre un pò d’ovunque, strade o sentieri di campagna.
Capo Pistarino che ci seguiva, vista la mia difficoltà in tale disciplina, mi diede una ginnastica specifica per aumentare la forza nelle braccia, in pratica dovevo comprimere con le mani una pallina di gomma, pallina che sotto il suo consiglio portavo sempre con me anche quando ero in franchigia.
Nel mese di gennaio dopo le ultime prove attitudinali il corso prese il suo via, diviso in tre fasi, fase terra, fase acqua e fase avanzata.
Durante il corso per alcuni mesi, noi allievi eravamo soggetti alla spigolatura, una tradizione che viveva in quegli anni, in pratica era una forma vera e propria di nonnismo, dove gli anziani sottoponevano le reclute, più che a degli scherzi a delle prove spesso pesanti da sopportare, in quegli anni questa era una tradizione a dir poco regolare, quasi prevista, dove neanche i nostri superiori facevano obbiezioni, quindi sopportare o peggio subire questa spigolatura era come una regola da seguire.
Ogni giorno dopo la mensa gli anziani chiudevano con il lucchetto il nostro alloggio e per accedervi ci obbligavano a salire sulla draglia posizionata in modo obliquo davanti alle finestre del nostro camerone, pratica che a volte ci obbligavano a svolgere al rientro dalla franchigia.
A volte succedeva che all’improvviso, sempre gli anziani, già facenti parte del gruppo incursori, lanciassero dei fumogeni all’interno del nostro camerone costringendoci a saltare dal letto, aprire velocemente le finestre e lasciare in fretta il camerone in attesa che questo fumo si diradasse, altre
volte al posto dei fumogeni veniva lanciata una carica di tritolo di pochi grammi dentro un sacchetto di borotalco che una volta fatta brillare causava una nuvola irrespirabile, costringendoci poi a dover pulire il tutto e togliere il borotalco da terra, da sopra i letti e i tavoli non era cosa semplice.
Tutto ciò aveva un periodo prestabilito, dopodichè al termine di questo snervante periodo, noi allievi non eravamo più costretti a subire simili scherzi che definirei in altro modo.
Durante la fase terra le attività erano, le marce, sia a piedi con andatura sui cinque km l’ora e le veloci che si svolgevano inquadrati a passo elevato con il relativo equipaggiamento, per un peso complessivo di 27,30 Kg. oltre allo scrembol una corsa in sentieri di campagna tra salite e discese da eseguire sempre con il completo equipaggiamento
Altre prove era lo studio della topografia, delle armi, degli esplosivi e addestramento al combattimento.
Alcune prove le portai regolarmente a termine senza problemi ma quelle che mi davano problemi erano sempre quelle, le mie braccia, durante un percorso aereo, ebbi un forte strappo alle giunture, dolori fortissimi tanto da tenere le braccia ferme senza nessuna forza, in infermeria mi diedero degli antidolorifici e cinque giorni di esenza.
Il tutto non bastò, forse ci sarebbe voluta una visita più approfondita per capire e vedere realmente il mio male.
Ripresi l’addestramento, ma ahimè, il male alle braccia riprese insistente con forti dolori che mi limitavano ogni movimento, fu così che un giorno mi chiamò il Comandate Pellegrino, Comandate della Scuola Incursori, che semplicemente mi disse che per me il corso era finito e sicuramente avrei svolto meglio il mio compito come RT.
Lasciare Comsubin mi dispiacque, anche perché era un lavoro imperniato molto nell’attività fisica e dava la possibilità di praticare molto sport.
Inoltre lasciavo molti amici tra i quali Gianni Santoro che poi sarebbe diventato il primo del corso e negli anni a venire un grande Capo Incursore.
Curato il male alle braccia dopo un mese di attesa imbarcavo su Nave Duilio dove riprendevo quella categoria a me tanto cara, il Radiotelegrafista, categoria che riprendevo con molto piacere.
Non ho mai dimenticato il mio breve periodo a Comsubin, dove ho potuto conoscere persone straordinarie e fare tesoro di tanti insegnamenti, che mi sono serviti e ho messo in pratica durante il mio lungo cammino in Marina.