Terminati i sei anni di ferma volontaria ci venne data la possibilità di scegliere se continuare la carriera in Marina oppure congedarci.
In molti si congedarono, tanti altri e tra questi io, scegliemmo di proseguire la carriera in Marina. D’altronde congedarsi dopo sei anni senza avere un buon indirizzo nel mondo del lavoro voleva dire attraversare un periodo di disoccupazione e quindi, non avere più una retribuzione che ti dava tranquillità e serenità, tutto questo per sfuggire ad una vita di disciplina, di regole e di sacrifici: in realtà i sacrifici li avremmo fatti anche fuori dalla Marina senza avere in cambio la possibilità di vivere una vita in giro per il mondo e non un tran tran provinciale e monotono: insomma comprendevo che la vita di mare mi stava affascinando.
Così nel mese di settembre del 1971 ci ritrovammo di nuovo in quelle Scuole C.E.M.M., che avevamo lasciato nel 1966, per la frequenza del Corso I.G.P. (Istruzione Generale Professionale).
Fu un incontro molto bello e simpatico, tra abbracci, strette di mano, i vari gruppi che si erano formati sei anni prima si andavano pian piano riformando, era bello ascoltare i racconti di tutti, sulle esperienze vissute.
Passato questo primo momento fummo divisi per sezioni, fu allora che ci accorgemmo della mancanza di molti di noi, non eravamo più quattro sezioni ma bensì due, io fui assegnato alla seconda sezione RT, si può dire che eravamo gli stessi di quel lontano 1965, nella nostra aula presso la palazzina A.
Mi trovai a dividere quel periodo, assieme nel banco, con il carissimo Mario Minniti, avanti a noi Carlo Serra con Morena e in prima fila il nostro Capo Sezione Giovanni Spronelli, dietro di me i miei amici Renato Zuccon e Mario Pontalti, a fianco della nostra fila avevamo Domenico Ottomanelli e Fernando Nuccio.
Iniziò il tirocinio di ammissione alla frequenza del corso I.G.P. che avrebbe avuto luogo a partire dal Gennaio del 1972, fu un periodo abbastanza
tranquillo anche se la tensione per gli esami di ammissione era in tutti noi, si studiava la sera in aula aiutandoci l’uno con l’altro.
Ma un triste evento in quei giorni sconvolse tutti noi. In una giornata normale, ricordo solo che era un mercoledì, giorno in cui uscivamo in franchigia alle 14.00, la sera non fece ritorno il nostro compagno e amico Pierpaolo Capatti, vittima di un brutto incidente stradale.
Eravamo tutti ammutoliti e tutti insieme siamo stati presenti ai solenni funerali celebrati.
Ricordo bene Pierpaolo per aver condiviso con lui diversi anni su Nave Duilio, ragazzo semplice, sempre disponibile con tutti e di carattere allegro.
Nel mese di novembre sostenemmo gli esami di ammissione e tutti noi li superammo abbastanza bene, un primo passo lo avevamo fatto, adesso eravamo sicuri di frequentare il corso I.G.P. e vedevamo aprirsi la strada per entrare nel servizio permanente effettivo.
Nel mese di gennaio iniziò il corso, gli orari delle lezioni e degli studi erano piuttosto pesanti, forse qualcuno di noi si era arruolato in Marina, perché a casa non voleva studiare, ma aveva fatto male i conti poiché da studiare c’era tanto e poi vi era la disciplina cui eravamo sottoposti.
Durante le lezioni e lo studio indossavamo una divisa kaki, che veniva chiamata, divisa da casa, la divisa ordinaria la si doveva indossare solo ed esclusivamente per andare in franchigia o in occasione di festività o grandi occasioni.
A tutti assegnarono un numero che portavamo in evidenza nella pettina della casacca, il mio numero era il 222. La cosa strana è che venivamo chiamati solo per mezzo di quel numero, ma erano altri tempi e altre mentalità che forse allora andavano bene, anche se noi, allievi dell’I.G.P. non lo avevamo mai condiviso.
Nonostante fossimo tutti Sergenti con quasi sette anni di Marina, alloggiavamo in una palazzina riservata ai frequentatori del Corso I.G.P., la sveglia alla mattina era alle sei come per i marinai, seguita dalla ginnastica mattinale nel campaccio; poi dopo le altre pratiche mattinali, alle 08:10 iniziavano le lezioni che terminavano intorno alle 13:10, i vari spostamenti da un’aula all’altra avvenivano sempre con gli studenti inquadrati, così pure quando ci recavamo alla mensa.
Nel pomeriggio, alle 15:00, iniziava lo studio obbligatorio in aula che durava fino alle 19:30, poi alle 19:40 chi voleva poteva recarsi in franchigia, ma visto l’orario erano in pochi ad uscire.
Io personalmente in quel periodo ero fidanzato proprio a Taranto, tardi o non tardi terminato l’orario dello studio mi recavo in franchigia.
I giorni passavano e il corso proseguiva regolarmente, ma nel mese di febbraio, per non rispettare una regola avvenne un fatto insolito, molti di noi, tra questi anche io, per fare prima e poter uscire in orario alle 19:40, ci recavamo allo studio obbligatorio in divisa ordinaria, così quel giorno il Comandante in seconda delle scuole il CF Sulis, non a caso sardo, (conoscevo il figlio in quanto compagni nelle scuole medie, nella storica e mai dimenticata n° 4 di via Goceano a Cagliari) accortosi del numero elevato di sergenti che si presentava in aula per lo studio obbligatorio
in divisa ordinaria, ordinò la chiusura dei nostri alloggi e diede ordine al termine dello studio di riunire tutti i sergenti in assemblea in campaccio.
Così alle 19:30 eravamo tutti inquadrati, presente il Comandante Sulis, il Capo Aiutante, Capo Castriota iniziò l’appello nominativo in ordine alfabetico.
Ad uno ad uno i Sergenti si presentavano al Comandante, chi era in tenuta da casa poteva andare a cambiarsi per la franchigia, chi era in divisa Ordinaria poteva andare anche lui a cambiarsi ma per mettersi la tenuta da casa e rimanere dentro con tre turni di consegna semplice.
Io in divisa ordinaria già mi vedevo agli arresti, la lettera N era ancora lontana, così mi balenò un’idea, chiesi al mio amico Carlo Serra di scambiarci le divise, cosa che Carlo non si fece ripetere e fu così che ci spogliammo in campaccio in mezzo alla fila dove altri nostri amici ci coprivano, non fu semplice farmi entrare la divisa di Carlo perché di taglie completamente diverse, ma costi quel che costi la feci entrare per forza, quei tre giorni di arresti non li volevo assolutamente, così da li a poco arrivò il mio nominativo e potei presentarmi in ordine nella divisa e quella sera potei uscire, meno male che poi il Comandante sospese quell’appello e Carlo che portava la lettera S non fu chiamato, ancora oggi quando ci incontriamo ricordiamo con piacere queste nostre storie.
Le lezioni proseguivano, le materie erano tante, dall’italiano alla storia e geografia, matematica, fisica, educazione civica, istruzione militare marinaresca, contabilità amministrativa materiali e inglese oltre a tutte le materie professionali, radiotecnica, apparati RT, ricezione, trasmissione, telescrivente, procedure RT. Tutte materie da seguire e studiare, una insufficienza voleva dire subire tre giorni di arresti, quindi bisognava darsi da fare per evitare di rimediare insufficienze e arresti, visti anche gli orari limitati della libera uscita.
Ricordo che un giorno di aprile rimediai una insufficienza, scattarono subito i tre giorni di arresti, ma quel giorno dovevo uscire ad ogni costo, la mia ragazza mi aspettava fuori e per le ragazze facevamo di tutto per poter uscire, non c’erano arresti che ci potessero tenere legati.
Aiutato dal mio amico Giovanni, trovai il modo di uscire, dopo il controllo dei puniti, diedi le chiavi della mia 127 parcheggiata nella pineta a Giovanni, non visto da nessuno presi posto nel cofano portabagagli dell’auto, ero stretto, coricato su un fianco con le gambe ripiegate, vedevo quella poca luce che filtrava attraverso le fessure. Giovanni tranquillo guidava e mi aggiornava su dove eravamo e soprattutto quando abbiamo lasciato il cancello delle scuole alle nostre spalle.
Usciti dalle scuole, arrivati davanti ad una piccola spiaggetta di S.Vito, uscii da quello scomodo portabagagli e proseguimmo fino a Taranto, al rientro intorno alle 23:30 eseguimmo l’operazione inversa fino al parcheggio dell’auto in pineta: tutto si svolse regolarmente e nessuno si accorse della mia assenza.
Questo sistema di fuga era in uso da tempo, non sempre andava a buon fine, tanti furono scoperti e pagarono con diversi giorni di arresti.
I mesi passavano e si avvicinava il periodo degli esami, in aula durante lo
studio obbligatorio, forse per la stanchezza che già si faceva sentire o forse per il fatto di essere obbligati a sostare quattro ore piene in aula, iniziavamo a dare segni di intolleranza, c’è chi studiava o almeno si faceva vedere con i libri aperti, altri come il mio compagno di banco giocava schedine oppure si dava a letture che non avevano niente a che fare con le materie scolastiche, altri dormivano, dando origine a degli scherzi, come quello di attaccargli sotto la sedia un giornale fatto a pallottola e poi darle fuoco facendo svegliare di colpo il malcapitato, tra le risate generali di tutti,
insomma a volte era un’aula simile a quelle che si vedevano nei film dell’epoca di Pierino, i nostri sorveglianti faticavano non poco per tenerci a freno e tante volte scattavano gli arresti.
Tutto questo però creava ambiente e un grande affiatamento tra noi, aiutandoci sempre in ogni circostanza.
Nel mese di maggio noi RT fummo inviati in missione in diverse SRT. per una esercitazione Nato, io assieme a Sanna Carlo fummo inviati a Cagliari presso la SRT.S.Ignazio per una durata di quindici giorni.
Fu in quel periodo che io e la mia fidanzata decidemmo di sposarci: non avendo raggiunto l’età e non potendo avere la dovuta autorizzazione, dovevo procedere a sposarmi senza fare la richiesta ufficiale al Ministero per la successiva autorizzazione.
In quegli anni per sposarsi bisognava aver compiuto venticinque anni e fare domanda in bollo al Ministero per il nulla osta.
Fu così che al rientro a Taranto informai della mia situazione il Comadante Farinola, Comandante ai Corsi, chiedevo solo un permesso di un sabato e una domenica, niente di più, tutto ciò mi fu accordato e così potei intraprendere tutte quelle operazioni per il matrimonio che sarebbe stato celebrato solo in chiesa.
Tranquillamente il corso proseguì fino a quel sei luglio quando
presentai la domanda di permesso per il sabato e la domenica successivi, pensai che bastasse la firma del Comandante ai corsi, ma visto che ormai eravamo sotto gli esami, alcune cose cambiarono e anche per così pochi giorni ci voleva il nulla osta del Comandante agli Studi, così accompagnato dal sottufficiale d’ispezione del giorno, Capo Borrega presentai la domanda al Comandate agli Studi, che saputo il motivo
della mia richiesta me la respinse anche in malo modo, facendomi uscire dal suo ufficio. Capo Borrega che mi conosceva bene, mi aiutò e si presentò lui dal Comandante facendo presente che la mia richiesta era intesa ad ottenere solo due giorni, per di più un sabato e una domenica, molto irritato il Comandante mi richiamò firmò quel permesso e rivolto verso di me mi disse “Io e lei ci rivedremo agli esami”
Gli esami arrivarono, io ero tranquillo e non avevo dato peso alle parole del Comandante, forse dettate da un momento di rabbia, il giorno 17 luglio come tutti gli esami ci fu la prova d’Italiano a seguire Matematica e le altre materie.
Nella seconda settimana iniziarono gli esami orali, esami particolarmente imperniati nelle materie professionali come apparati RT, radiotecnica e Procedura RT, fu proprio durante questo esame che trovai la sorpresa, l’istruttore, presente il Comandante agli studi, mi fece due domande piuttosto semplici, ma poi guardandomi mi disse a chiare parole che non ero idoneo in tale materia, non capii le sue parole anche perché in procedura non ho mai avuto problemi.
Questo episodio mi fece star male, sentivo che qualcosa stava succedendo. Arrivarono gli esiti finali e si seppe che solo quattro di noi erano stati rimandati, fu il Comandante Farinola che vistomi mi chiamò e mi disse che ero tra quei quattro, quello che mi disse poi non lo voglio riportare, so solo che mi cadde il mondo addosso.
Forse ancora una volta pagavo per il mio carattere timido, introverso che mi portava spesso a chiudermi davanti ai miei superiori, non spiegando, come avrei dovuto fare sempre, le mie difficoltà le mie preoccupazioni.
Così in un attimo mi ritrovai di nuovo davanti a quella maledetta strada sempre in salita, sempre a ribaltare quei giudizi in cui non mi riconoscevo, sicuro di essere un Sottufficiale dotato di una buona preparazione professionale che ha sempre operato a bordo e a terra con ottimi risultati.
Dopo il Corso I.G.P. fui trasferito a Roma presso la Stazione Ricetrasmittente S.Alessandro ed esattamente un’anno dopo nel mese di luglio ero di nuovo alle Scuole a sostenere l’esame di riparazione in Procedura.
Ci ricevette il Comandate agli studi che ci disse solo queste parole “avete studiato?” “sapete voi quello che vi state giocando”, la regola in effetti era quella: anche per una sola materia se non superavi l’esame di riparazione, non passavi in servizio permanente effettivo e venivi congedato, quindi le parole del Comandante furono a dir poco dure e poco incoraggianti.
Il mio esame iniziò, fui interrogato per circa un’ora, mi chiesero tutta la procedura radiotelescrivente dalla a alla z: non sbagliai una virgola, ricordo che avevo la divisa imbrattata di gesso per quanto ne consumai per quanto scrissi alla lavagna, al termine mi presentai come previsto al Comandante che guardandomi mi disse “vedo che dove lavora le fanno masticare questa procedura” io che al posto di star zitto e andarmene risposi facendo presente che la destinazione che occupavo lavoravo solo in procedura morse e non avevamo nemmeno le telescriventi.
Fu una nota polemica, ma mi uscii spontanea, anche se poi quando fuori il Capo mi disse giustamente che potevo starmene zitto.
L’esame fu superato e così terminò quel magone che durò per un anno intero e potei, anche se ancora in salita, camminare più spedito.