A distanza di nove anni dall’ultimo imbarco, risalgo la passerella di una nave, trasferito su nave Ardito per il Comando della Prima Divisione Navale, con l’incarico di Capo Posto RT.
Anche questo fu un imbarco cercato e voluto: dopo sei anni presso la SRT.S.Ignazio e destinato poi presso l’ufficio Postale di Maritele Cagliari, quest’ultima, destinazione statica, da me come già detto non desiderata perché non conforme alla mia categoria di Specialista in Telecomunicazioni.
Sin dal primo momento questo nuovo incarico mi riempì d’orgoglio e di grande soddisfazione, era un onore per me poter lavorare in un Comando complesso imbarcato, un posto di sicuro rilievo.

I compiti a me assegnati riguardavano la cura dei team Radio delle dieci Unità Navali sotto il Comando della Prima Divisione Navale. In particolare il mio lavoro era rivolto all’addestramento del personale RT, ma oltre ciò dovevo curare le dotazioni e il regolare funzionamento degli apparati RT ed infine redigere ed aggiornare tutta la documentazione inerente le telecomunicazioni all’interno del Comando di Divisione.
Il mio diretto superiore era l’Aiutante di Bandiera, un Ufficiale TLC sempre a diretto contatto con l’Ammiraglio Comandante la Prima Divisione, in quell’anno Comandata dall’Ammiraglio di Divisone Piero Del Bianco, che conobbi già su nave Duilio, allora giovane Tenente di Vascello ed io un giovane, Sottocapo RT , ma già anziano di servizio.
Al mio arrivo a bordo trovai il giovanissimo Comandante Testa, Ufficiale TLC sempre allegro e sorridente, sin dal primo giorno si è dimostrato un Ufficiale TLC di grande disponibilità e professionalità.
Alle mie dipendenze avevo un discreto numero di personale Sottufficiale RT, Sottufficiali di ottima preparazione professionale.
Purtroppo per noi Sottufficiali una volta arrivati al massimo grado e quindi con la carriera chiusa ai fini dell’avanzamento, il dover continuare a lavorare senza più stimoli di carriera faceva sì che alcuni si lasciassero andare a inevitabili rilassamenti, non interessandosi più ad aggiornamenti tecnici e procedurali e attenendosi allo stretto necessario nello svolgere i propri compiti.
Così mi ritrovai senza saperlo, ad essere visto e considerato come un Sottufficiale ormai alla fine della sua carriera, la mia anzianità, vistosa in confronto al personale presente sia nella Divisione, che a bordo, i capelli bianchi, i quasi trenta anni di servizio, i gradi in campo rosso sulle spalle e soprattutto i miei 45 anni, facevano sì che in tanti vedessero in me un sottufficiale
molto anziano, rilassato e con pochi stimoli.
Ben presto, dopo i miei primi interventi, si accorsero di avere di fronte un’altra persona, fu lo stesso Aiutante di Bandiera, che un giorno mi confidò che nell’apprendere della mia venuta, fece di tutto per opporsi a questo trasferimento, anche lui convinto di trovarsi con un Sottufficiale Capo Posto non più motivato e per questo più volte aveva richiesto un Sottufficiale più giovane.
Certo giovanotto non lo ero più, ma non ero un Sottufficiale dai gradi rossi che sognava solo la pensione, inoltre quando incominciarono a vedermi in tenuta sportiva correre in arsenale tutte le sere si convinsero che di rilassato non avevo nulla.
Anche qui, come sempre ho fatto, nella fase iniziale del mio lavoro, feci solo da osservatore, lasciando libero il mio personale di operare come sempre erano abituati, ma dopo breve tempo dovetti intevenire regolando l’organizzazione secondo criteri di efficienza e di efficacia, ma anche di economicità e facendo valere la mia figura di Capo Posto.
Era usanza tra i miei sottufficiali, non so da quanto tempo, durante lo svolgimento dei vari compiti, recarsi dall’Aiutante di Bandiera per ricevere direttive o delucidazioni di come operare su determinate cose, quando invece il tutto si sarebbe dovuto svolgere consultando il Capo Posto per ricevere direttamente da lui direttive e delucidazioni.
Parlai con i ragazzi, spiegando loro che questo comportamento non era corretto, praticamente veniva scavalcata la figura del Capo Posto tenendolo fuori da compiti a lui preposti, non so perché si era instaurata questa abitudine e non volli nemmeno saperlo.
I ragazzi capirono subito e con effetto immediato cambiarono le loro abitudini anche perché l’Aiutante di Bandiera ascoltò le mie parole e fu lui stesso a richiamare i sottufficiali ad un giusto rispetto delle norme.
In base alle attività che si svolgevano, non sempre eravamo a bordo di Nave Ardito, ma si imbarcava, anche se temporaneamente su altre Navi.
In questi tre anni mi sono trovato a operare e navigare oltre che sull’Ardito anche su Nave Audace e Nave Vittorio Veneto.
Erano intanto andate in disarmo le due Unità “Andrea Doria” e “Caio Duilio” navi che per molti anni avevano avuto i Comandi delle rispettive Divisioni imbarcati, Comdinav Uno sul Doria e Comdinav Due sul Duilio.
Queste due Unità costruite con una logistica ben studiata e altrettanto funzionale per ricevere e alloggiare a bordo il personale dei Comandi di Divisione. Costoro di fatto erano imbarcati su quelle Unità, quindi svolgevano a tutti gli effetti vita di bordo fondendosi con il personale della nave, esperienza vissuta nel mio lontano imbarco su Nave Duilio, dove non si
faceva caso a chi apparteneva alla Divisione o alla Nave.
Venute a mancare queste due Unità navali, il personale del Comando di Divisione era costretto ad una logistica ristretta e a tanti altri disagi poiché imbarcati su Unità non progettate logisticamente per ricevere il personale di un Comando complesso, tutto questo nel tempo cambiò alcuni aspetti nella vita di bordo del personale della Divisione.
Fu così che per queste ristrettezze un po’ tutti i componenti del Comando di Divisione erano costretti ad arrangiarsi in locali, scomodi ed
angusti, il Comando di Divisione non potendo svolgere serenamente i compiti d’ufficio nelle modalità più idonee, in via del tutto provvisoria trovò una sistemazione a terra durante i periodi in cui si stava ormeggiati in porto.
Tutto questo causò progressivamente una sorta di allontanamento del personale dalla vita di bordo: il personale della nave dove il Comando Divisione era imbarcato e il personale della stessa Divisione si divisero perdendo o rischiando di perdere quella fusione, quella sintonia che si era saldata per tanti anni.
Quando imbarcai, Nave Ardito, ultimava i grandi lavori, la Divisione aveva i suoi uffici alla banchina scali presso il CRS (Centro Ricreativo Scali)
Nel mese di settembre1993 l’attività addestrativa riprendeva, il personale della Divisione imbarcava su Nave Audace, furono proprio sull’Audace le prime navigazioni in questo mio nuovo incarico.
Le operazioni d’imbarco del personale della Divisione erano un po’ complesse, in pratica dovevamo trasferire a bordo gran parte del materiale che si usava negli uffici per il normale svolgimento dei servizi, computer completi, cartelle, registri, tavole nautiche, tutto il relativo materiale di cancelleria, oltre le nostre valige con i nostri effetti personali, insomma un vero e proprio trasloco che vivevamo ogni qualvolta ci trasferivamo a bordo e quando di nuovo in porto dovevamo far ritorno ai nostri uffici al CRS.
Da subito, in questi traslochi e nelle navigazioni successive, notai che non vi era una buona armonia tra il personale della nave e quello della Divisione. D’altronde era comprensibile, per chi era destinato a bordo della nave e dove abitualmente viveva, che trovasse fastidioso il dover lasciare il suo letto e locale per cederlo al personale più anziano della Divisione e trasferirsi con tutti i suoi effetti personali in altro locale.
Questi disagi li subivamo anche noi nel salire a bordo, dovendo spesso, assistere a scene di nervosismo nell’effettuare questi spostamenti e accontentarci delle sistemazioni logistiche assegnate, non sempre confortevoli e funzionali, a volte avevamo il letto ma non gli armadi, così le nostre valige divenivano i nostri armadi, più volte dovevo ricorrere alla mia anzianità, richiedendo all’Aiutante di bordo di cambiare la mia sistemazione logistica per averne una più consona al grado che ricoprivo e alla mia anzianità.
Fortuna nostra fu di avere con noi il Capo responsabile del materiale della Divisione, Capo Radarista Luciano Manavella. Grazie ai suoi innumerevoli anni vissuti a bordo delle navi, poiché esclusi i corsi alle Scuole Cemm, la sua carriera è stata sempre sulle navi, d’altra parte la sua categoria di Radarista non prevedeva molti posti a terra, grazie alle competenze di Capo Manavella e alle sue innumerevoli conoscenze a bordo e grazie alle sue doti umane di mediatore, egli riusciva sempre a mettere d’accordo tutti e a trovare una soluzione per tutti.
Tutti lo conoscevano e ne apprezzavano le sue capacità professionali, ma Capo Manavella era stimato soprattutto sotto l’aspetto umano, sempre pronto e disponibile con tutti. Con lui ho condiviso un bel periodo, diventammo amici e ancora adesso ci sentiamo con piacere telefonicamente.
Anche tra il personale TLC della nave e noi della Divisione non
correva molta armonia, nei primi giorni di navigazione su nave Audace era evidente questo distacco tra i due team, da subito interpellai i miei giovani Sottufficiali, che mi spiegarono che loro come Divisione non erano preposti ai servizi nave, ma al solo controllo, inoltre il team della nave in un certo qual modo ci ignorava.
Rientrati dalla mia prima navigazione, chiamati i Sottufficiali, spiegai loro che il nostro compito, era quello del controllo, ma non necessariamente eravamo tutti addetti a questo compito, che peraltro era svolto dal sottoscritto e il mio sottordine, tutti gli altri, dovevano integrarsi nel team della nave per svolgere i regolari servizi in radio, in pratica spiegavo loro che i due team si dovevano fondere in uno solo come già avveniva in passato a bordo del Doria e del Duilio.
Di questo ne parlai con l’Aiutante di bandiera e il Capo Posto della nave evidenziando soprattutto l’importanza di far lavorare i sottufficiali in radio in quanto ancora giovani, con lunghi anni di professione davanti e necessitavano di accrescere la loro già buona preparazione professionale, tutto ciò lo potevano ottenere solo lavorando attivamente in radio e non relegandosi ad incarichi o compiti che li tenevano lontano dagli standard addestrativi.
Facevo inoltre presente soprattutto al Capo Posto della nave che con l’inserimento del personale RT della Divisione ne guadagnava anche il team della nave, si poteva formare così, un servizio di guardia più largo e di riscontro meno pesante per gli operatori stessi.
Come sempre succede, quando si cerca di cambiare qualcosa, anche se ciò viene fatto per il bene sia del personale che per il miglior funzionamento del servizio, nell’impatto iniziale c’è sempre da faticare un po’ prima di avere dei buoni risultati.
Nelle navigazioni successive, d’accordo con il Capo Posto di Nave Audace, il personale RT della Divisione iniziò a lavorare in turno con il personale della nave mentre io e il mio Sottordine curavamo il controllo del servizio e la messaggistica, compito all’apparenza semplice ma molto impegnativo. Spesse volte eravamo chiamati oltre che dall’Aiutante di Bandiera, dal Sottocapo di Stato Maggiore o dal Capo di Stato Maggiore per riferire o chiarire alcuni aspetti inerenti le telecomunicazioni, soprattutto in questo compito non si avevano orari prestabiliti e di turnazione.
Intanto dopo pochi mesi dal mio imbarco, sbarcò il Comandante Testa, tutti riuniti nella sala consiglio della Divisione, lo salutammo con tutti gli onori. Contemporaneamente imbarcava il nuovo Aiutante di Bandiera che aveva appena lasciato il suo primo comando su nave Panaria, il giovane Capitano di Corvetta Franco Mazzetti.
Tra me e il nuovo Aiutante di bandiera, si stabilì subito un ottimo rapporto di lavoro, persona dinamica e competente al seguito dell’Ammiraglio, tra i suoi innumerevoli compiti vi era la cura della segreteria dell’Ammiraglio e il cerimoniale, attività questa che lo occupava tantissimo a volte limitandone i compiti di Ufficiale TLC. Per tali incombenze l’Aiutante di Bandiera lasciava a me gli incarichi specificatamente TLC dandomi piena fiducia.
Il 1993 ci vide in mare per le ultime attività addestrative che ci portarono in navigazione per diverse settimane.
Uscire in mare e vivere la vita di bordo a 45 anni: mi accorsi che la mia percezione era del tutto diversa, tanti particolari ai quali prima non facevo caso, forse per l’incoscienza che spesso regna nell’età giovanile che non ti fa vedere alcuni aspetti della vita di bordo, in particolare ti fa sottovalutare alcuni rischi che si possono correre o se li vedi hai dentro di te quello spirito avventuriero, di giovanile e vitale baldanza, che ti aiuta a
superare ogni difficoltà e forse ti gratifica persino l’aver operato in luoghi e in condizioni spesso difficoltose.
A distanza di nove anni dall’ultimo mio imbarco, scopro che la vita di bordo è cambiata, c’è una regolamentazione del tutto diversa rispetto a quella che avevo lasciata agli inizi degli anni ottanta, più funzionale sotto l’aspetto operativo sia in navigazione che in porto: l’organizzazione dei reparti è passata
da otto a quattro, ma soprattutto era entrato in vigore il sistema del lavoro straordinario, che a mio avviso poteva andar bene per chi lavorava a terra con orario d’ufficio, ma rimasi perplesso vedendolo applicato a chi svolgeva compiti operativi sia a bordo che a terra con orari di lavoro continuativi.
Nel 1994 con l’inizio della nuova attività addestrativa siamo di nuovo a bordo di Nave Audace, i preparativi sono sempre laboriosi, cominciando dalla preparazione ed elaborazione della navigazione, per seguire all’atto della partenza, il regolare svolgimento del servizio radio secondo le direttive emanate.
E poi ancora ascoltare e controllare la corretta procedura impiegata nei diversi circuiti segnalando eventuali disservizi. Anche qui appariva evidente che il servizio radio era in continua evoluzione, il satellite stava iniziando a prendere piede nell’ambiente delle comunicazioni, i vecchi circuiti morse ormai erano solo un ricordo, ancora non del tutto abbandonati, ma vivevano relegati come circuiti di riserva in attesa di essere definitivamente abbandonati, già si parlava di una imminente data per la loro definitiva chiusura.
Gli RT a bordo, ormai non ricevevano più, e le velocità di ricezione si erano abbassate notevolmente passando da 21 18 Wpm al lentissimo 12 Wpm, diverse volte durante alcune esercitazioni addestrative, eseguite sia in navigazione che in porto, mi accorsi della scarsa attitudine alla ricezione e trasmissione morse da parte dei giovani operatori, d’altronde col non dover impiegare più quel sistema di comunicazione, fatalmente si era persa la pratica e soprattutto l’orecchio e il polso.
Gli stessi operatori non gradivano più il sistema Morse, lo classificavano come servizio vetusto lento e obsoleto, mi accorsi però che il loro parlare era dettato soprattutto dalle difficoltà che avevano sia nel ricevere che nel trasmettere, erano coscienti che se avessero dovuto impiegarlo operativamente avrebbero avuto grosse difficoltà.
Inoltre gli operatori non avevano più quell’educazione, quella capacità di ascoltare in cuffia: in radio durante le navigazioni, tra il rumore delle telescriventi, gli altoparlanti che diffondevano le varie comunicazioni all’interno dei locali, con in più il vociare degli stessi operatori, insomma bisognava saper lavorare in radio anche in un clima di apparente confusione.
Così esortai i Capi Posto ad impiegare il personale nei diversi compiti addestrandolo all’impiego di tutte le apparecchiature di bordo e di evitare
di intervenire personalmente, nel caso un Comandante o il Comandante presente in radio facesse richiesta di un circuito, ma di comandare un operatore a tale servizio, sottolineando che
avere l’incarico di Capo Posto è una prova tangibile che il servizio radio lo sa svolgere tranquillamente con matura professionalità senza sentire il dovere di dare dimostrazione di competenze o bravura.
Il compito maggiore del Capo Posto era quello di portare i suoi operatori a saper lavorare in ogni situazione e sulle diverse apparecchiature in dotazione in perfetta autonomia. Insomma, un buon Capo Posto, cercavo di spiegare, non doveva sostituire con la propria competenza l’incompetenza altrui, ma operare perché tutti gli operatori diventassero
competenti ed autonomi.
Purtroppo non tutti percepivano questo mio indirizzo e nonostante avessero l’incarico di Capo Posto alcuni continuavano a fare gli operatori davanti ai loro Comandanti mentre i propri operatori, messi in disparte facevano da osservatori.
Le navigazioni continuarono su Nave Audace, sempre con i soliti
disagi logistici, sempre con i continui traslochi del materiale d’ufficio. A volte come ci successe a Cagliari, sbarcammo alla fonda, e mentre l’Audace proseguiva per l’Adriatico per le operazioni di Guard Sharp, il materiale fu ammassato in banchina, computers, monitors, tastiere, cartelle, carte, borse di ogni genere, in attesa di imbarcarlo su nave Scirocco, dove imbarcò l’Ammiraglio e pochi marinai, per rientrare a La Spezia; il resto della Divisione rientrò a mezzo aereo, nave e treno.
Noi dopo qualche tempo raggiungemmo in pulman partendo da La Spezia. l’Audace che si trovava in porto a Trieste, e fummo impegnati in altra attività addestrativa, che ci vide in Adriatico, nel canale d’Otranto per arrivare in Sicilia e fare sosta a Siracusa.
Altre navigazioni seguirono e alla fine di maggio fummo ancora nel porto di Cagliari, sbarcati da nave Audace, con il solito trasloco ci trasferimmo a bordo di Nave Vittorio Veneto, e con questa grande e bella unità siamo stati impegnati in una importante esercitazione Nato che ebbe inizio nel porto militare francese di Tolone.
Sul Vittorio Veneto avevamo una buona sistemazione logistica, d’altronde la nave che era stata costruita con una logistica mirata a ricevere a bordo il Cincnav, spazio ne avevamo a sufficienza.
Potemmo lavorare in tranquillità e ci fu un grande accordo tra il team radio del Veneto e noi, in pratica qui i due team si divisero i compiti allargando i turni di servizio.
Dopo un estenuante lavoro sulla messaggistica in preparazione alla navigazione e in particolare per quanto riguarda i compiti TLC che avremmo svolto per mare, lasciammo Tolone con un tempo che non prometteva bene, come sempre, navigare nel golfo del Leone ci riserva delle sorprese, il maestrale teso che lo attraversa fa sì che il mare in quell’area sia sempre agitato.
Eravamo già diversi giorni per mare, il servizio radio procedeva regolarmente, il mare ci faceva rollare un po’.
Una sera tarda dopo le normali operazioni previste in radio, verso l’una, le due di notte andai nel mio camerino che condividevo con il Capo Segnalatore della nave, Capo Lupo, il mare faceva sentire il suo movimento, le tende che chiudevano la mia branda seguivano il movimento della nave allontanandosi lentamente per poi rientrare, guardarle ti conciliava il sonno, improvvisamente avvertimmo un movimento brusco con una inclinazione violenta della nave, si capiva che questa era in accostata.
Generalmente quando si accosta viene fatta una chiamata per interfono per avvertire l’equipaggio, quella notte non ci fu questa chiamata e non si capiva quella inclinazione così vistosa e il perché di quella accostata improvvisa, le sedie nel camerino fecero dei giri per poi sbattere violentemente contro la paratia, le tende davanti al mio letto erano dritte secondo la posizione
della nave io per non cadere dal letto mi aggrappai ad un palo proprio davanti al mio letto, guardai il mio collega sotto di me che immobile guardava in alto e si domandava da solo “ mah! non rientra” l’inclinazione continuava ad essere costante e come sempre quando la nave si muove e si inclina su un lato, si aspetta che rientri da quella sua posizione, rientro che si può dire è di norma immediato.
Questa volta fu interminabile l’attesa, finalmente lentamente sentiamo la nave rientrare e riprendere la sua posizione, anche se il movimento continuava sotto rollio. Mi alzai e mi recai su in radio, volevo capire cosa era successo e perché quella lunga inclinazione.
Di grave non era successo nulla, per un ordine ricevuto fu fatta una accostata con un’angolatura molto stretta, quindi la nave doveva per forza inclinarsi in quel modo per raggiungere più velocemente la rotta e la posizione che gli avevano assegnato.
Fu un periodo breve ma intenso su Nave Veneto, ma aver trascorso anche pochi giorni di navigazione mi fece piacere, tante volte l’avevo vista in mare e altre tante volte avevo comunicato in radio con nave Veneto, ma soprattutto ricordo il giorno della sua consegna alla Marina a Castellamare di Stabia, dove ero presente a bordo di Nave Duilio.
Alla fine dell’estate nave Ardito riprende il mare, i lavori sono finiti e si fanno le prime prove, intanto nuovi cambiamenti arrivano nel campo TLC, un nuova normativa stabilisce che le abilitazioni agli incarichi di Operatori TLC, Capi Turni si dovranno conseguire attraverso uno specifico esame.
Tutto ciò eliminava definitivamente le vecchie abitudini per cui si passava operatori in seguito ad una normale turnazione in coppia con altro operatore più anziano e Capo Turno solo per anzianità, spesso questo criterio non consentiva di badare alla qualità professionale, era solo un traguardo da raggiungere attraverso il grado.
Con questa nuova normativa tutto ciò decadeva così gli Operatori conseguivano l’abilitazione con un esame davanti ad una commissione esaminatrice nominata dal Comando di bordo, mentre i Capi Turno conseguivano l’abilitazione presso la commissione esaminatrice del Comando di Divisione.
Fu così che mi ritrovai spesso ad esaminare giovani 2° Capi RT, ma adesso non ricordo quanti ne ho esaminati e quanti ne ho abilitato e quanti no.
Trovai questa innovazione giusta perché rendeva il Sottufficiale specialista più professionale, da tempo si parlava di una forza armata professionale e qualcosa si muoveva in tal senso.
Il neo maggiore della riforma in atto a mio avviso rimaneva quello del lavoro straordinario, interpretato a volte in modo distorto specialmente dal personale sottufficiale più giovane.
Più volte nelle riunioni che ho tenuto al personale TLC rimarcavo che la preparazione professionale viene prima di ogni altra cosa, spiegavo ai più giovani alle prime armi e ancora acerbi professionalmente di curare la loro preparazione professionale, di sacrificare a volte anche le ore di franchigia per stare in radio e studiare sulle diverse procedure da impiegare, sull’impiego degli apparati, per eliminare quelle lacune o quei dubbi, diedi loro anche la mia più completa disponibilità e aggiunsi che ogni qual volta lo volessero di venire a trovarmi anche la sera nel mio ufficio senza alcun problema.
Purtroppo la risposta che mi veniva data era una sola “Capo ma se io sto a bordo per studiare debbo avere lo straordinario” ci voleva una gran calma per rispondere a queste parole, non so quante parole spesi per spiegare loro, che se sacrificavano ore di franchigia, lo facevano per il loro interesse, per la loro qualità professionale, lo straordinario o gli straordinari gli avrebbero
comunque avuti un domani quando sarebbero diventati padroni del proprio mestiere.
Come sempre c’è chi mi ha ascoltato e c’è chi no e proprio durante gli esami di cui ho detto mi ritrovavo a volte ragazzi con una preparazione limitata, bravissimi a bordo, ma svolgevano ogni giorno le stesse operazioni, tanto da apparire in gamba e ben preparati, ma messi di fronte a un servizio nuovo, diverso, manifestavano grossi problemi.
Questo fu sempre quello che ribadivo anche ai miei Sottufficiali, che non
si limitassero a svolgere solo i compiti di normale routine, ma ampliassero la propria preparazione professionale: dovevano prevedere che in navigazione si sarebbero potuti imbattere improvvisamente in procedure impreviste e sconosciute o meglio non sempre impiegate: Insomma dovendo svolgere compiti del tutto diversi, in quei frangenti non ci si può permettere di tentennare o di vagare nel buio, cercando in chissà quale pubblicazione si trova quella procedura, scusandoci poi dicendo “ma questo non lo abbiamo mai fatto.”
Su questi argomenti ho lavorato tantissimo, in particolare durante le riunioni al personale TLC e specialmente a bordo delle navi durante le ispezioni periodiche.
Nel mese di settembre del 1994 l’Ammiraglio Comandante Piero del Bianco lascia l’incarico che viene ricoperto provvisoriamente dall’Ammiraglio Vascotto in attesa dell’arrivo dell’Ammiraglio Sergio Biraghi trattenuto a bordo di nave Garibaldi.
Ancora altre navigazioni a bordo dell’Audace, ma nel mese di settembre imbarchiamo su nave Ardito, ma la logistica non è che cambi molto rispetto all’Audace essendo navi gemelle.
Dopo l’esperienza fatta sull’Audace e per evitare incomprensioni o divisioni tra il personale TLC, parlai da subito con il Capo Posto RT dell’Ardito per stabilire nei servizi radio quella fusione tra il team della Divisione e quello della nave, cosa che avvenne sin dalle prime navigazioni creando un buon clima nell’ambiente TLC lontano da ogni forma di divisione o polemica.
Intanto il mio amico Luciano Manavella sbarca per una destinazione all’estero, al suo posto imbarca Capo Orlando.
Con l’arrivo dell’Ammiraglio Biraghi al Comando della Prima Divisione Navale, prende corpo il progetto da tempo studiato insieme al Comandante Mazzetti ed elaborato con l’ausilio tecnico del Capo Elettricista Casti. Si trattava di un progetto inteso a portare in un locale operativo a terra, lo smistamento del traffico sia in arrivo che in partenza delle Unità navali ormeggiate alla banchina scali, con sistemi del tutto innovativi, liberando così quelle poche navi che in porto si facevano carico di questo servizio.
Individuato il locale nella Segreteria TLC della Divisione, agli inizi del 1995 iniziarono i lavori per la realizzazione dei nuovi locali operativi.
Nel mese di aprile i lavori sono ultimati e non resta che inaugurare questi nuovi locali, che lo stesso Ammiraglio Biraghi inaugura con il classico taglio del nastro tricolore, grande soddisfazione fu quel giorno vedere realizzata un’opera di cui per tanti anni si era parlato, ma non si era portata a compimento, adesso bisognava solo aspettare l’arrivo dei cavi in fibra ottica da attestare alla nuova sala operativa e i nuovi sistemi di comunicazione computerizzati.
Nelle riunioni successive si parlò molto di questo nuovo ed innovativo servizio che eliminava il vecchio circuito MS, molte discussioni seguirono su come organizzare i turni e chi li avrebbe portati avanti.
Ancora una volta mi trovavo a discutere per evidenziare l’importanza di questo cambiamento, ma ancora una volta
constatavo che il dover togliere un qualcosa che ormai andava avanti da anni, sostituendolo con un servizio nuovo più efficiente e sicuro, con una tecnologia moderna, non trovava l’appoggio di alcuni fossilizzati in quella mentalità che vuole mantenere sempre tutto immobile o quantomeno non intende affannarsi più di tanto nel voler cambiare.
Purtroppo la mancanza di alcune apparecchiature nuove e la incompleta realizzazione del cavidotto che avrebbe portato i cavi all’interno del locale, fermò questo nuovo servizio, forse tra la soddisfazione di tanti.
Ma fino alla nostra permanenza in Divisione sia il Comandante Mazzetti che io, non abbandonammo mai questo progetto, scrivendo e sollecitando la realizzazione di quei lavori e la fornitura delle apparecchiature.
Nel mese di giugno fummo impegnati per due settimane durante l’esercitazione Nato, Tridente 95 nella Stazione trasmittente di S.Rosa IDR a Roma, questa volta non siamo a bordo, ma a terra e la sistemazione logistica fu impeccabile visto l’interessamento del Capo di Stato Maggiore Comandante Ferraresi, presente anche lui all’esercitazione e che fece tanto per assicurare a tutto lo staff del Comdinav un ottimo albergo e soprattutto un comodissimo pulman per il trasferimento a Roma, ricordando l’esperienza negativa di Trieste dove avevamo viaggiato con un pulman di una scomodità unica.
Il servizio che dovemmo svolgere a S.Rosa era pesante, fatto di turnazioni di dodici ore, simili agli orari che avevo già vissuto nel mio passato a S.Ignazio alla fine degli anni settanta, mi toccò più volte il turno notturno dalle 20:00 alle 08:00, ma qui erano solo pochi giorni e poi c’era il conforto che gli orari in eccesso erano retribuiti.
Fu una esercitazione molto interessante sotto l’aspetto operativo e professionale, nel corso della quale ho potuto visitare sale operative e constatare da vicino il lavoro sui i circuiti che per anni ho sempre ascoltato e lavorato con Roma IDR.
Sotto una mia precisa richiesta, visitammo il grandissimo ed esteso parco antenne: antenne di ogni tipologia, dalle filari, alle gigantesche logaritmiche direttive, antenne che solo una stazione come Roma poteva avere nelle sue dotazioni.
Rientrati a La Spezia e dopo il periodo estivo nel mese di settembre e ottobre si riprese l’attività addestrativa, con diverse uscite in mare dove fummo impegnati nelle esercitazioni di squadra.
Nel mese di novembre fummo impegnati per la preparazione di una importante esercitazione alla quale per la prima volta partecipavano Unità Navali dell’Est, Ucraine, Bulgare e Rumene, insieme a Unità navali facenti parte della Nato, ci furono grandi lavori per ospitare queste navi partecipanti all’esercitazione Mermaid Classica 95 sotto il Comando del Comdinav Uno.
Nella banchina scali undici ormeggi furono occupati dalle Unità impegnate in questa esercitazione.
Le navigazioni che seguirono videro lo scambio di equipaggi tra personale delle Nave Italiane e le Unità Bulgara, Ucraina e Rumena, diverse lingue, diverse abitudini nella vita di bordo, sull’Ardito imbarcò personale Bulgaro e Ucraino, furono incontri molto cordiali con scambio di opinioni sui vari sistemi di lavoro a bordo.
Per la prima volta in radio vidi funzionante un sistema di comunicazione digitale, il packet,
un nuovo sistema per noi, installato a bordo delle navi proprio per lo scambio di comunicazioni con le Unità dell’Est.
Una esperienza senz’altro molto interessante sotto l’aspetto operativo e tecnico, osservando quei messaggi trasmessi con un PC. con il solo click del tasto enter, non potei che pensare a quel tempo lontano, a quelle ore passate con la cuffia e il tasto per trasmettere i messaggi. Guardando quel PC, vedevo sempre più vicino spegnersi definitivamente il sistema di comunicazione morse.
Ero da appena due anni in Divisione e tanti sistemi cambiavano ogni giorno, il computer avanzava ogni giorno sempre più veloce con programmi di lavoro più funzionali, era imminente il suo ingresso in radio, anche la telescrivente stava subendo il suo declino, la sua scomparsa.
Già a bordo delle nuove Unità classe soldati, Artigliere, Aviere
e Bersagliere, fervevano i lavori nei locali radio dove si installavano i computer, con nuovi sistemi tutti digitali, durante le mie ispezioni notai il silenzio che regnava in radio mentre nel video del PC scorrevano i messaggi ricevuti via radio, niente più rumore dei motori delle telescriventi, niente più carta, niente più zone perforate, questo era l’inizio di un nuovo progresso che camminava velocemente.
Tutto ciò non potei che apprezzarlo poiché vedevo in esso un miglioramento del servizio, più veloce, sicuro e soprattutto meno snervante per gli operatori una volta esposti a continui rumori.
Intanto venne messa in atto la prima fase della nuova legge sulla carriera dei sottufficiali, nasce il grado di Aiutante, viene soppressa la qualifica “Capo di 1^Classe Scelto”, che fino a quel momento era il massimo grado della carriera nei sottufficiali.
Gli arruolamenti sono divisi in tre ruoli ben distinti:
- ruolo militari di truppa;
- ruolo Sergenti;
- ruolo Marescialli.

Una nuova legge voluta, visti i cambiamenti in seno ai sottufficiali dove il livello culturale si dimostrava più elevato, inoltre per dare ai Sottufficiali dei giusti ruoli e, specialmente per i Marescialli incarichi di rilievo.
Fu così che una mattina mi ritrovai con il grado di Aiutante sempre in campo rosso, per rispettare le norme di questa nuova legge e quindi avviarla, quell’anno piovvero tante promozioni, in tanti si ritrovarono a ritirarsi la sera con il grado di Capo di 2^ per trovarsi la mattina con i gradi rossi di Aiutante, in pratica non avevano mai messo i gradi di Capo di 1^ Classe.
Ci fu un gran parlare e non mancarono le polemiche, la legge piovuta improvvisamente aveva trasformato in breve tempo l’ambiente Sottufficiali, ma in tanti non la accettarono. Vi furono resistenze specialmente sulla carriera dei nuovi Marescialli, arruolati tra i giovani diplomati, sostanzialmente entro quattro anni sarebbero arrivati a bordo dei ragazzi poco più che ventenni con i gradi di Capo di 3^Classe e i vecchi elefanti non erano intenzionati ad accettarli, paragonando la loro lunga carriera per arrivare al quel grado.
Furono molte le parole spese, durante le mie riunioni in particolare coi Marescialli Capi Posto, per spiegare che la nuova legge era proiettata in un futuro ben diverso da quello che avevamo e stavamo vivendo noi in Marina. Era evidente che il nuovo Maresciallo sarebbe arrivato con una preparazione mirata per mansioni completamente diverse da quelle che un capo di terza con la vecchia legge poteva avere.
Pur in mezzo a tutto questo turbinio di mutamenti, di promozioni che aumentarono a dismisura il numero dei Sottufficiali mentre diminuiva il numero dei militari di truppa, l’attività si svolgeva regolarmente tra una navigazione e l’altra e noi sempre con la nostra valigia, cambiando alloggio ad ogni navigazione, a volte a prora e a volte a poppa. In una di queste navigazioni io ed Orlando, il Capo Carico, essendo i sottufficiali più anziani ci sistemarono nel camerino dei guardiamarina di complemento, una notte in piena caccia antisom sia io che Orlando ci accorgemmo che un guardiamarina girava per il camerino come stesse cercando un qualcosa, incuriositi gli domandammo se avesse perso qualcosa, ci rispose che non aveva perso nulla, ma che ci doveva essere una sveglietta da qualche
parte che mandava un suono che non lo faceva dormire, io e Orlando ci guardammo sorpresi e con calma, dicemmo al guardiamarina di rimettersi a letto, poiché la sveglietta l’avevamo sotto di noi in quanto non era altro che il sonar in funzione per le operazioni antisom, quasi incredulo non disse nulla e si rimise a letto.
E bisogna dire che le prime volte, alloggiando a prora, il suono del sonar ha fatto spesso di questi scherzi, specialmente se non hai avuto una buona informazione all’atto dell’imbarco, ma poi ci si abitua e alla fine “la sveglietta” ti fa anche da ninna nanna.
I mesi trascorrevano veloci, navigazioni, esami per l’abilitazione ai Capi Turno, ispezioni, riunioni, mi sembrava appena ieri quando
arrivai alla Divisione e ora sono in corto finale, il 1996 si affaccia con le prime navigazioni dell’attività addestrativa
Il 22 aprile 1996, vivevo la mia ultima navigazione in Marina a bordo di Nave Ardito, le caldaie in parallelo sviluppavano una velocità di 32 nodi e un elicottero di bordo effettuava delle foto all’unità, foto che poi dovevano essere inviate allo Stato Maggiore, quindi come sempre accade in queste occasioni è fatto divieto ad alcuno di sostare nei ponti scoperti, ma quel giorno, per mio espresso desiderio, il Comandante Campregher mi diede il permesso di stare sull’aletta di plancia e vivere così più intensamente quella mia ultima navigazione, il mare era buono, ammiravo in silenzio le onde che si formavano a prora della nave a quella velocità, i così detti baffi bianchi, così modellati e sempre tutti uguali, a poppa la schiuma bianca formata dai giri potenti delle eliche si alzava fino a superare la linea del ponte di volo, tante volte ho visto quello scenario ma quel giorno sembrava diverso, ammiravo tutto così intensamente, solo, su quell’aletta di plancia, ma in compagnia di tanti ricordi, cosciente che non sarei più salito a bordo di una nave militare, cosciente che i miei imbarchi finivano con questa navigazione e poi sarebbero rimasti solo i ricordi.
Il 20 giugno sbarcava l’Aiutante di Bandiera il Comandante Franco Mazzetti, due anni insieme, due anni di lavoro, due anni che non potrò mai dimenticare per come si è lavorato, per usare un termine da RT, sempre in perfetta sintonia; nella sala consiglio del Comdinav lo salutiamo tutti, presente l’Ammiraglio Biraghi, io stesso gli consegno a nome del Team TLC della Divisione il nostro regalo, da me personalmente elaborato, tre valvole di un vecchio trasmettitore radio montate in una teca, nel stringergli la mano gli esprimo tutta la mia gratitudine per la grande fiducia che sempre ha riposto nei miei confronti e nel mio operato.
Questi due anni ci ha visti si lavorare fianco a fianco, discutere, decidere, affrontare difficoltà, ma soprattutto ci ha visti diventare amici e ancora adesso dopo undici anni ci sentiamo con piacere.
Nel mese di Agosto ci sono io in quella sala per il mio ultimo atto alla Divisione, davanti all’Ammiraglio Sergio Biraghi, ringrazio tutti, in particolare i miei Sottufficiali per il lavoro svolto insieme in questi tre anni e ancora una volta li esorto a non tralasciare mai la loro preparazione professionale, ma di curarla sempre nel tempo anche per poter un domani trasferire queste loro esperienze. Stringendo la mano all’Ammiraglio lo ringraziai per le parole espresse nei miei confronti, onorato e gratificato di aver lavorato alla Divisione sotto il Suo Comando.
E’ stato un periodo bellissimo, una esperienza unica, durante la quale ho percorso 37.720 miglia tra nave Ardito, Nave Audace e Nave Vittorio Veneto, sono tante le soddisfazioni provate, una splendida esperienza la mia in marina che mi ha consentito fino alla fine di operare sempre nelle telecomunicazioni, nelle Stazioni Radio.
Non posso non ricordare i Comandanti con cui ho avuto il
piacere e l’onore di lavorare, dal Comandante CV Viaggi, il
Comandante CV Ferraresi,il Comandante CF De Natale, il Comandante CC Testa, il Comandante CC Dotti Daniele e il TV Rainoldi; tutti i miei Sottufficiali, Capo Ferraro, 2°Capo Gagliardi, 2°C°Ciaravolo, 2°Capo Brusasco, Capo Cecere, Capo Venturi, 2° Capo De Vito, 2°Capo Faedda, 2°Capo Gentili, Capo Levatino, 2°Capo Cipressa,i colleghi
e amici Capo Orlando, Capo Trane, Capo Iannotti , Capo Gulisano, Capo Piscopo, Capo Pitrone, Capo Polini, Capo Baglivo, in particolare voglio ricordare ancora Capo Manavella, con tutti loro ho vissuto questi miei tre anni, intensi e ricchi di tante soddisfazioni, li ringrazio tutti e mai potrò dimenticarli.
Il 17 agosto in viaggio di rientro a Cagliari, seduto sull’espresso Olbia Cagliari, la testa poggiata al finestrino guardo il panorama che scorre veloce davanti, faccio fatica ad osservarlo e memorizzarlo, di tanto in tanto volgo lo sguardo indietro per vedere meglio quello che mi sono perso, molti pensieri affollano la mia mente, ricordi belli e brutti che si accavallano uno dietro l’altro.
E’ l’ultima volta che faccio questa tratta, rientro a casa dopo tre anni vissuti presso il Comando della Prima Divisione Navale. Sono passati trentuno anni da quando nel lontano 1965 sono entrato in Marina, giovane diciassettenne pieno di sogni, di entusiasmi, a soli sedici anni era nata in me la passione per la radio e nasceva il sogno di diventare Radiotelegrafista, lo sono diventato e ora sono alla fine di questi anni, tutto sembra come questo panorama che scorre veloce e non ti dà la possibilità di osservarlo, apprezzarlo e godere della sua bellezza, sento dentro di me che qualcosa mi mancherà.
La Marina, le navi, fanno parte di me e mai potrò scordarle, chiudo gli occhi e cerco di rivedere questi anni, i momenti belli ma anche quelli brutti, rivedo i miei amici con cui ho condiviso giorni mesi e anche anni, amici che forse non rivedrò più, penso a quelli che nonci sono più, penso a tutti i ragazzi coi quali ho lavorato, penso a questi ultimi quindici anni,quando la
mia strada professionale si era finalmente appianata e arricchita di tante soddisfazioni.
Domani 18 agosto 1996 inizierò un nuovo lavoro, un nuovo incarico, ma non so se andrò avanti, è inutile nascondermelo, la Marina per me è in quelle banchine sopra quelle navi.