A distanza di nove anni
dall’ultimo imbarco, risalgo
la passerella di una nave, trasferito su nave Ardito per il Comando della
Prima Divisione Navale, con l’incarico di Capo Posto RT. Anche questo fu un imbarco cercato e voluto: dopo sei anni presso la SRT.S.Ignazio e destinato poi presso l’ufficio Postale di Maritele Cagliari, quest’ultima, destinazione statica, da me come già detto non desiderata perché non conforme alla mia categoria di Specialista in Telecomunicazioni. |
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Sin dal primo momento questo nuovo incarico mi riempì d’orgoglio
e di grande soddisfazione, era un onore per me poter lavorare in un Comando
complesso imbarcato, un posto di sicuro rilievo. |
I compiti a me assegnati riguardavano la cura dei team Radio delle dieci Unità Navali sotto il Comando della Prima Divisione Navale. In particolare il mio lavoro era rivolto all’addestramento del personale RT, ma oltre ciò dovevo curare le dotazioni e il regolare funzionamento degli apparati RT ed infine redigere ed aggiornare tutta la documentazione inerente le telecomunicazioni all’interno del Comando di Divisione. Il mio diretto superiore era l’Aiutante di Bandiera, un Ufficiale TLC sempre a diretto contatto con l’Ammiraglio Comandante la Prima Divisione, in quell’anno Comandata dall’Ammiraglio di Divisone Piero Del Bianco, che conobbi già su nave Duilio, allora giovane Tenente di Vascello ed io un giovane, Sottocapo RT , ma già anziano di servizio. Al mio arrivo a bordo trovai il giovanissimo Comandante Testa, Ufficiale TLC sempre allegro e sorridente, sin dal primo giorno si è dimostrato un Ufficiale TLC di grande disponibilità e professionalità. |
Alle mie dipendenze avevo un discreto numero di personale
Sottufficiale RT, Sottufficiali di ottima preparazione professionale. Purtroppo per noi Sottufficiali una volta arrivati al massimo grado e quindi con la carriera chiusa ai fini dell’avanzamento, il dover continuare a lavorare senza più stimoli di carriera faceva sì che alcuni si lasciassero andare a inevitabili rilassamenti, non interessandosi più ad aggiornamenti tecnici e procedurali e attenendosi allo stretto necessario nello svolgere i propri compiti. |
| molto anziano, rilassato e con pochi stimoli. |
Ben presto, dopo i miei primi interventi, si accorsero
di avere di fronte un’altra persona, fu lo stesso Aiutante di Bandiera, che un giorno
mi confidò che nell’apprendere della mia venuta, fece di tutto
per opporsi a questo trasferimento, anche lui convinto di trovarsi con
un Sottufficiale Capo Posto non più motivato e per questo più volte
aveva richiesto un Sottufficiale più giovane. Certo giovanotto non lo ero più, ma non ero un Sottufficiale dai gradi rossi che sognava solo la pensione, inoltre quando incominciarono a vedermi in tenuta sportiva correre in arsenale tutte le sere si convinsero che di rilassato non avevo nulla. |
Anche qui, come sempre ho fatto, nella fase iniziale
del mio lavoro, feci solo da osservatore, lasciando libero il mio personale
di operare
come sempre erano abituati, ma dopo breve tempo dovetti intevenire regolando
l’organizzazione secondo criteri di efficienza e di efficacia, ma
anche di economicità e facendo valere la mia figura di Capo Posto. |
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Era usanza tra i miei sottufficiali, non so da quanto
tempo, durante lo svolgimento dei vari compiti, recarsi dall’Aiutante
di Bandiera per ricevere direttive o delucidazioni di come operare su
determinate
cose, quando invece il tutto si
sarebbe dovuto svolgere consultando il Capo Posto per ricevere direttamente
da lui direttive e delucidazioni. |
Parlai con i ragazzi, spiegando loro che questo
comportamento non era corretto, praticamente veniva scavalcata la figura
del Capo Posto tenendolo
fuori da compiti a lui preposti, non so perché si era instaurata
questa abitudine e non volli nemmeno saperlo. I ragazzi capirono subito e con effetto immediato cambiarono le loro abitudini anche perché l’Aiutante di Bandiera ascoltò le mie parole e fu lui stesso a richiamare i sottufficiali ad un giusto rispetto delle norme. |
In base alle attività che si svolgevano,
non sempre eravamo a bordo di Nave Ardito, ma si imbarcava, anche se
temporaneamente su altre
Navi. In questi tre anni mi sono trovato a operare e navigare oltre che sull’Ardito anche su Nave Audace e Nave Vittorio Veneto. |
| Erano intanto andate in disarmo le due Unità “Andrea Doria” e “Caio Duilio” navi che per molti anni avevano avuto i Comandi delle rispettive Divisioni imbarcati, Comdinav Uno sul Doria e Comdinav Due sul Duilio. |
faceva caso a chi apparteneva alla Divisione
o alla Nave. |
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Venute a mancare queste due Unità navali,
il personale del Comando di Divisione era costretto ad una logistica
ristretta e a tanti altri disagi poiché imbarcati su Unità non
progettate logisticamente per ricevere il personale di un Comando complesso,
tutto questo nel tempo cambiò alcuni aspetti nella vita di bordo
del personale della Divisione. |
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Fu così che per queste ristrettezze un po’ tutti
i componenti del Comando di Divisione erano costretti ad arrangiarsi
in locali, scomodi
ed |
angusti, il Comando di Divisione non potendo svolgere
serenamente i compiti d’ufficio nelle modalità più idonee, in
via del tutto provvisoria trovò una sistemazione a terra durante
i periodi in cui si stava ormeggiati in porto. Tutto questo causò progressivamente una sorta di allontanamento del personale dalla vita di bordo: il personale della nave dove il Comando Divisione era imbarcato e il personale della stessa Divisione si divisero perdendo o rischiando di perdere quella fusione, quella sintonia che si era saldata per tanti anni. |
Quando imbarcai, Nave Ardito, ultimava i grandi
lavori, la Divisione aveva i suoi uffici alla banchina scali presso il
CRS (Centro Ricreativo Scali) Nel mese di settembre1993 l’attività addestrativa riprendeva, il personale della Divisione imbarcava su Nave Audace, furono proprio sull’Audace le prime navigazioni in questo mio nuovo incarico. |
Le operazioni d’imbarco del personale della Divisione erano un
po’ complesse, in pratica dovevamo trasferire a bordo gran parte
del materiale che si usava negli uffici per il normale svolgimento dei
servizi, computer completi, cartelle, registri, tavole nautiche, tutto
il relativo materiale di cancelleria, oltre le nostre valige con i nostri
effetti personali, insomma un vero e proprio trasloco che vivevamo ogni
qualvolta ci trasferivamo a bordo e quando di nuovo in porto dovevamo far
ritorno ai nostri uffici al CRS. |
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Da subito, in questi traslochi e nelle navigazioni
successive, notai che non vi era una buona armonia tra il personale della
nave e quello della Divisione. D’altronde era comprensibile, per
chi era destinato a bordo della nave e dove abitualmente viveva, che
trovasse fastidioso il dover lasciare il suo letto e locale per cederlo
al personale più anziano della Divisione e trasferirsi con tutti
i suoi effetti personali in altro locale. Questi disagi li subivamo anche noi nel salire a bordo, dovendo spesso, assistere a scene di nervosismo nell’effettuare questi spostamenti e accontentarci delle sistemazioni logistiche assegnate, non sempre confortevoli e funzionali, a volte avevamo il letto ma non gli armadi, così le nostre valige divenivano i nostri armadi, più volte dovevo ricorrere alla mia anzianità, richiedendo all’Aiutante di bordo di cambiare la mia sistemazione logistica per averne una più consona al grado che ricoprivo e alla mia anzianità. |
Fortuna nostra fu di avere con noi il Capo responsabile del materiale
della Divisione, Capo Radarista Luciano Manavella. Grazie
ai suoi innumerevoli anni vissuti a bordo delle navi, poiché esclusi
i corsi alle Scuole Cemm, la sua carriera è stata sempre sulle navi,
d’altra parte la sua categoria di Radarista non prevedeva molti posti
a terra, grazie alle competenze di Capo Manavella e alle sue innumerevoli
conoscenze a bordo e grazie alle sue doti umane di mediatore, egli riusciva
sempre a mettere d’accordo tutti e a trovare una soluzione per tutti. |
Tutti lo conoscevano e ne apprezzavano
le sue capacità professionali, ma Capo Manavella era stimato soprattutto
sotto l’aspetto umano, sempre pronto e disponibile con tutti. Con
lui ho condiviso un bel periodo, diventammo amici e ancora adesso ci
sentiamo con piacere telefonicamente. |
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| Anche tra il personale TLC della nave e noi della Divisione non |
Rientrati dalla mia prima navigazione, chiamati
i Sottufficiali, spiegai loro che il nostro compito, era quello del controllo,
ma non necessariamente
eravamo tutti addetti a questo compito, che peraltro era svolto dal sottoscritto
e il mio sottordine, tutti gli altri, dovevano integrarsi nel team della
nave per svolgere i regolari servizi in radio, in pratica spiegavo loro
che i due team si dovevano fondere in uno solo come già avveniva
in passato a bordo del Doria e del Duilio. Di questo ne parlai con l’Aiutante di bandiera e il Capo Posto della nave evidenziando soprattutto l’importanza di far lavorare i sottufficiali in radio in quanto ancora giovani, con lunghi anni di professione davanti e necessitavano di accrescere la loro già buona preparazione professionale, tutto ciò lo potevano ottenere solo lavorando attivamente in radio e non relegandosi ad incarichi o compiti che li tenevano lontano dagli standard addestrativi. |
Facevo inoltre presente soprattutto al Capo Posto
della nave che con l’inserimento del personale RT della Divisione
ne guadagnava anche il team della nave, si poteva formare così,
un servizio di guardia più largo e di riscontro meno pesante per
gli operatori stessi. Come sempre succede, quando si cerca di cambiare qualcosa, anche se ciò viene fatto per il bene sia del personale che per il miglior funzionamento del servizio, nell’impatto iniziale c’è sempre da faticare un po’ prima di avere dei buoni risultati. |
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Nelle navigazioni successive, d’accordo con
il Capo Posto di Nave Audace, il personale RT della Divisione iniziò a
lavorare in turno con il personale della nave mentre io e il mio Sottordine
curavamo il controllo del servizio e la messaggistica, compito all’apparenza
semplice ma molto impegnativo. Spesse volte eravamo chiamati oltre che
dall’Aiutante di Bandiera, dal Sottocapo di Stato Maggiore o dal
Capo di Stato Maggiore per riferire o chiarire alcuni aspetti inerenti le
telecomunicazioni, soprattutto in questo compito non si avevano orari
prestabiliti e di turnazione. |
Intanto dopo pochi mesi dal mio imbarco, sbarcò il
Comandante Testa, tutti riuniti nella sala consiglio della Divisione,
lo salutammo
con tutti gli onori. Contemporaneamente imbarcava il nuovo Aiutante di
Bandiera che aveva appena lasciato il suo primo comando su nave Panaria,
il giovane Capitano di Corvetta Franco Mazzetti. |
Tra me e il nuovo Aiutante di bandiera, si stabilì subito un ottimo
rapporto di lavoro, persona dinamica e competente al seguito dell’Ammiraglio,
tra
i suoi innumerevoli compiti vi era la cura della segreteria dell’Ammiraglio
e il cerimoniale, attività questa che lo occupava tantissimo a volte limitandone
i compiti di Ufficiale TLC. Per tali incombenze l’Aiutante di Bandiera
lasciava a me gli incarichi specificatamente TLC dandomi piena fiducia. Il 1993 ci vide in mare per le ultime attività addestrative che ci portarono in navigazione per diverse settimane. |
superare ogni difficoltà e forse
ti gratifica persino l’aver operato in luoghi e in condizioni spesso
difficoltose. |
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A distanza di nove anni dall’ultimo mio imbarco, scopro che la
vita di bordo è cambiata, c’è una regolamentazione
del tutto diversa rispetto a quella che avevo lasciata agli inizi degli
anni ottanta, più funzionale sotto l’aspetto operativo sia
in navigazione che in porto: l’organizzazione dei reparti è passata |
da otto a quattro, ma soprattutto era entrato in
vigore il sistema del lavoro straordinario, che a mio avviso poteva andar
bene per chi lavorava a terra con orario d’ufficio, ma rimasi perplesso
vedendolo applicato a chi svolgeva compiti operativi sia a bordo che a terra
con orari di lavoro continuativi. Nel 1994 con l’inizio della nuova attività addestrativa siamo di nuovo a bordo di Nave Audace, i preparativi sono sempre laboriosi, cominciando dalla preparazione ed elaborazione della navigazione, per seguire all’atto della partenza, il regolare svolgimento del servizio radio secondo le direttive emanate. |
E poi ancora ascoltare e controllare la corretta
procedura impiegata nei diversi circuiti segnalando eventuali disservizi.
Anche qui appariva
evidente che il servizio radio era in continua evoluzione, il satellite
stava iniziando a prendere piede nell’ambiente delle comunicazioni,
i vecchi circuiti morse ormai erano solo un ricordo, ancora non del tutto
abbandonati, ma vivevano relegati come circuiti di riserva in attesa di
essere definitivamente abbandonati, già si parlava di una imminente
data per la loro definitiva chiusura. |
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Gli RT a bordo, ormai non ricevevano più,
e le velocità di ricezione si erano abbassate notevolmente passando
da 21 18 Wpm al lentissimo 12 Wpm, diverse volte durante alcune esercitazioni
addestrative, eseguite sia in navigazione che in porto, mi accorsi della
scarsa attitudine alla ricezione e trasmissione morse da parte dei giovani
operatori, d’altronde col non dover impiegare più quel sistema
di comunicazione, fatalmente si era persa la pratica e soprattutto l’orecchio
e il polso. |
Gli stessi operatori non gradivano più il sistema Morse, lo classificavano
come servizio vetusto lento e obsoleto, mi accorsi però che il loro
parlare era dettato soprattutto dalle difficoltà che avevano sia
nel ricevere che nel trasmettere, erano coscienti che se avessero dovuto
impiegarlo operativamente avrebbero avuto grosse difficoltà. |
Inoltre gli operatori non avevano più quell’educazione,
quella capacità di ascoltare in cuffia: in radio durante le navigazioni,
tra il rumore delle telescriventi, gli altoparlanti che diffondevano le
varie comunicazioni all’interno dei locali, con in più il
vociare degli stessi operatori, insomma bisognava saper lavorare in radio
anche in un clima di apparente confusione. |
Così esortai i Capi Posto ad
impiegare il personale nei diversi compiti addestrandolo all’impiego
di tutte le apparecchiature di bordo e di evitare |
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di intervenire personalmente, nel caso un Comandante o il Comandante
presente in radio facesse richiesta di un circuito, ma di comandare un
operatore a tale servizio, sottolineando che |
| competenti ed autonomi. | |
Purtroppo non tutti percepivano questo mio indirizzo
e nonostante avessero l’incarico di Capo Posto alcuni continuavano
a fare gli operatori davanti ai loro Comandanti mentre i propri operatori,
messi in disparte
facevano da osservatori. |
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Le navigazioni continuarono su Nave Audace, sempre con i soliti |
disagi
logistici, sempre con i continui traslochi del materiale d’ufficio.
A volte come ci successe a Cagliari, sbarcammo alla fonda, e mentre l’Audace
proseguiva per l’Adriatico per le operazioni di Guard Sharp, il
materiale fu ammassato in banchina, computers, monitors, tastiere, cartelle,
carte, borse di ogni genere,
in attesa di imbarcarlo su nave Scirocco, dove imbarcò l’Ammiraglio
e pochi marinai, per rientrare a La Spezia; il resto della Divisione rientrò a
mezzo aereo, nave e treno. |
Noi dopo qualche tempo raggiungemmo in pulman partendo
da La Spezia. l’Audace che si trovava in porto a Trieste, e fummo impegnati in
altra attività addestrativa, che ci vide in Adriatico, nel canale
d’Otranto per arrivare in Sicilia e fare sosta a Siracusa. Altre navigazioni seguirono e alla fine di maggio fummo ancora nel porto di Cagliari, sbarcati da nave Audace, con il solito trasloco ci trasferimmo a bordo di Nave Vittorio Veneto, e con questa grande e bella unità siamo stati impegnati in una importante esercitazione Nato che ebbe inizio nel porto militare francese di Tolone. |
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Sul Vittorio Veneto avevamo una buona sistemazione
logistica, d’altronde la nave che era stata costruita con una logistica
mirata a ricevere a bordo il Cincnav, spazio ne avevamo a sufficienza. |
Potemmo lavorare in tranquillità e ci fu
un grande accordo tra il team radio del Veneto e noi, in pratica qui
i due team si divisero i
compiti allargando i turni di servizio. Dopo un estenuante lavoro sulla messaggistica in preparazione alla navigazione e in particolare per quanto riguarda i compiti TLC che avremmo svolto per mare, lasciammo Tolone con un tempo che non prometteva bene, come sempre, navigare nel golfo del Leone ci riserva delle sorprese, il maestrale teso che lo attraversa fa sì che il mare in quell’area sia sempre agitato. |
Eravamo già diversi giorni per mare, il servizio radio procedeva
regolarmente, il mare ci faceva rollare un po’. Una sera tarda dopo le normali operazioni previste in radio, verso l’una, le due di notte andai nel mio camerino che condividevo con il Capo Segnalatore della nave, Capo Lupo, il mare faceva sentire il suo movimento, le tende che chiudevano la mia branda seguivano il movimento della nave allontanandosi lentamente per poi rientrare, guardarle ti conciliava il sonno, improvvisamente avvertimmo un movimento brusco con una inclinazione violenta della nave, si capiva che questa era in accostata. |
della nave io per non cadere dal letto
mi aggrappai ad un palo proprio davanti al mio letto, guardai il mio
collega sotto di me che immobile guardava in alto e si domandava da solo “ mah!
non rientra” l’inclinazione continuava ad essere costante
e come sempre quando la nave si muove e si inclina su un lato, si aspetta
che rientri da quella sua posizione, rientro che si può dire è di
norma immediato. |
Questa volta fu interminabile l’attesa, finalmente lentamente sentiamo
la nave rientrare e riprendere la sua posizione, anche se il movimento
continuava sotto rollio. Mi alzai e mi recai su in radio, volevo capire
cosa era successo e perché quella lunga inclinazione. Di grave non era successo nulla, per un ordine ricevuto fu fatta una accostata con un’angolatura molto stretta, quindi la nave doveva per forza inclinarsi in quel modo per raggiungere più velocemente la rotta e la posizione che gli avevano assegnato. Fu un periodo breve ma intenso su Nave Veneto, ma aver trascorso anche pochi giorni di navigazione mi fece piacere, tante volte l’avevo vista in mare e altre tante volte avevo comunicato in radio con nave Veneto, ma soprattutto ricordo il giorno della sua consegna alla Marina a Castellamare di Stabia, dove ero presente a bordo di Nave Duilio. |
Alla fine dell’estate nave Ardito riprende
il mare, i lavori sono finiti e si fanno le prime prove, intanto nuovi
cambiamenti arrivano nel campo TLC, un nuova normativa stabilisce che
le abilitazioni agli incarichi di Operatori TLC, Capi Turni si dovranno
conseguire attraverso uno specifico esame. Tutto ciò eliminava definitivamente le vecchie abitudini per cui si passava operatori in seguito ad una normale turnazione in coppia con altro operatore più anziano e Capo Turno solo per anzianità, spesso questo criterio non consentiva di badare alla qualità professionale, era solo un traguardo da raggiungere attraverso il grado. |
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Con questa nuova normativa tutto ciò decadeva
così gli Operatori conseguivano l’abilitazione con un esame
davanti ad una commissione esaminatrice nominata dal Comando di bordo,
mentre i Capi Turno conseguivano l’abilitazione presso la commissione
esaminatrice del Comando di Divisione. |
Fu così che mi ritrovai spesso ad esaminare giovani 2° Capi
RT, ma adesso non ricordo quanti ne ho esaminati e quanti ne ho abilitato
e quanti no. Trovai questa innovazione giusta perché rendeva il Sottufficiale specialista più professionale, da tempo si parlava di una forza armata professionale e qualcosa si muoveva in tal senso. |
Il neo maggiore della riforma in atto a mio avviso
rimaneva quello del lavoro straordinario, interpretato a volte in modo
distorto specialmente
dal personale sottufficiale più giovane. Più volte nelle riunioni che ho tenuto al personale TLC rimarcavo che la preparazione professionale viene prima di ogni altra cosa, spiegavo ai più giovani alle prime armi e ancora acerbi professionalmente di curare la loro preparazione professionale, di sacrificare a volte anche le ore di franchigia per stare in radio e studiare sulle diverse procedure da impiegare, sull’impiego degli apparati, per eliminare quelle lacune o quei dubbi, diedi loro anche la mia più completa disponibilità e aggiunsi che ogni qual volta lo volessero di venire a trovarmi anche la sera nel mio ufficio senza alcun problema. |
Purtroppo la risposta che mi veniva
data era una sola “Capo ma se io sto a bordo per studiare debbo
avere lo straordinario” ci voleva una gran calma per rispondere
a queste parole, non so quante parole spesi per spiegare loro, che se
sacrificavano ore di franchigia, lo facevano per il loro interesse, per
la loro qualità professionale, lo straordinario o gli straordinari
gli avrebbero |
si limitassero a svolgere solo i compiti
di normale routine, ma ampliassero la propria preparazione professionale:
dovevano
prevedere che in navigazione si sarebbero potuti imbattere improvvisamente
in procedure impreviste e sconosciute o meglio non sempre impiegate:
Insomma dovendo svolgere compiti del tutto diversi, in quei frangenti
non ci si può permettere di tentennare o di vagare nel buio, cercando
in chissà quale pubblicazione si trova quella procedura, scusandoci
poi dicendo “ma questo non lo abbiamo mai fatto.” Su questi argomenti ho lavorato tantissimo, in particolare durante le riunioni al personale TLC e specialmente a bordo delle navi durante le ispezioni periodiche. |
Nel mese di settembre del 1994 l’Ammiraglio
Comandante Piero del Bianco lascia l’incarico che viene ricoperto provvisoriamente dall’Ammiraglio
Vascotto in attesa dell’arrivo dell’Ammiraglio
Sergio Biraghi trattenuto
a bordo di nave Garibaldi. Ancora altre navigazioni a bordo dell’Audace, ma nel mese di settembre imbarchiamo su nave Ardito, ma la logistica non è che cambi molto rispetto all’Audace essendo navi gemelle. |
Dopo l’esperienza fatta sull’Audace e per evitare incomprensioni
o divisioni tra il personale TLC, parlai da subito con il Capo Posto RT
dell’Ardito per stabilire nei servizi radio quella fusione tra il
team della Divisione e quello della nave, cosa che avvenne sin dalle prime
navigazioni creando un buon clima nell’ambiente TLC lontano da
ogni forma di divisione o polemica. |
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Intanto il mio amico Luciano Manavella sbarca per
una destinazione all’estero, al suo posto imbarca Capo Orlando. |
Con l’arrivo dell’Ammiraglio Biraghi al Comando della Prima
Divisione Navale, prende corpo il progetto da tempo studiato insieme al
Comandante Mazzetti ed elaborato con l’ausilio tecnico del Capo
Elettricista Casti. Si trattava di un progetto inteso a portare in un locale operativo
a terra, lo smistamento del traffico sia in arrivo che in partenza delle
Unità navali ormeggiate alla banchina scali, con sistemi del tutto
innovativi, liberando così quelle poche navi che in porto si facevano
carico di questo servizio. Individuato il locale nella Segreteria TLC della Divisione, agli inizi del 1995 iniziarono i lavori per la realizzazione dei nuovi locali operativi. Nel mese di aprile i lavori sono ultimati e non resta che inaugurare questi nuovi locali, che lo stesso Ammiraglio Biraghi inaugura con il classico taglio del nastro tricolore, grande soddisfazione fu quel giorno vedere realizzata un’opera di cui per tanti anni si era parlato, ma non si era portata a compimento, adesso bisognava solo aspettare l’arrivo dei cavi in fibra ottica da attestare alla nuova sala operativa e i nuovi sistemi di comunicazione computerizzati. |
constatavo che il dover togliere un
qualcosa che ormai andava avanti da anni, sostituendolo con un servizio
nuovo più efficiente e sicuro, con una tecnologia moderna, non
trovava l’appoggio di alcuni
fossilizzati in quella mentalità che vuole mantenere sempre tutto immobile
o quantomeno non intende affannarsi più di tanto nel voler cambiare. |
Purtroppo la mancanza di alcune apparecchiature
nuove e la incompleta realizzazione
del cavidotto che avrebbe portato i cavi all’interno del locale, fermò questo
nuovo servizio, forse tra la soddisfazione di tanti. Ma fino alla nostra permanenza in Divisione sia il Comandante Mazzetti che io, non abbandonammo mai questo progetto, scrivendo e sollecitando la realizzazione di quei lavori e la fornitura delle apparecchiature. |
Nel mese di giugno fummo impegnati per due settimane
durante l’esercitazione
Nato, Tridente 95 nella Stazione trasmittente di S.Rosa IDR a Roma, questa
volta non siamo a bordo, ma a terra e la sistemazione logistica fu impeccabile
visto l’interessamento del Capo di Stato Maggiore Comandante
Ferraresi, presente anche lui all’esercitazione e che fece tanto per assicurare
a tutto lo staff del Comdinav un ottimo albergo e soprattutto un comodissimo
pulman per il trasferimento a Roma, ricordando l’esperienza negativa
di Trieste dove avevamo viaggiato con un pulman di una scomodità unica. Il servizio che dovemmo svolgere a S.Rosa era pesante, fatto di turnazioni di dodici ore, simili agli orari che avevo già vissuto nel mio passato a S.Ignazio alla fine degli anni settanta, mi toccò più volte il turno notturno dalle 20:00 alle 08:00, ma qui erano solo pochi giorni e poi c’era il conforto che gli orari in eccesso erano retribuiti. Fu una esercitazione molto interessante sotto l’aspetto operativo e professionale, nel corso della quale ho potuto visitare sale operative e constatare da vicino il lavoro sui i circuiti che per anni ho sempre ascoltato e lavorato con Roma IDR. Sotto una mia precisa richiesta, visitammo il grandissimo ed esteso parco antenne: antenne di ogni tipologia, dalle filari, alle gigantesche logaritmiche direttive, antenne che solo una stazione come Roma poteva avere nelle sue dotazioni. |
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Rientrati a La Spezia e dopo il periodo estivo nel
mese di settembre e ottobre si riprese l’attività addestrativa,
con diverse uscite in mare dove fummo impegnati nelle esercitazioni di
squadra. Nel mese di novembre fummo impegnati per la preparazione di una importante esercitazione alla quale per la prima volta partecipavano Unità Navali dell’Est, Ucraine, Bulgare e Rumene, insieme a Unità navali facenti parte della Nato, ci furono grandi lavori per ospitare queste navi partecipanti all’esercitazione Mermaid Classica 95 sotto il Comando del Comdinav Uno. Nella banchina scali undici ormeggi furono occupati dalle Unità impegnate in questa esercitazione. Le navigazioni che seguirono videro lo scambio di equipaggi tra personale delle Nave Italiane e le Unità Bulgara, Ucraina e Rumena, diverse lingue, diverse abitudini nella vita di bordo, sull’Ardito imbarcò personale Bulgaro e Ucraino, furono incontri molto cordiali con scambio di opinioni sui vari sistemi di lavoro a bordo. Per la prima volta in radio vidi funzionante un sistema di comunicazione digitale, il packet, un nuovo sistema per noi, installato a bordo delle navi proprio per lo scambio di comunicazioni con le Unità dell’Est. |
Una esperienza senz’altro molto
interessante sotto l’aspetto operativo e tecnico, osservando quei
messaggi trasmessi con un PC. con il solo click del tasto enter, non
potei che pensare a quel tempo lontano, a quelle ore passate con la cuffia
e il tasto per trasmettere i messaggi. Guardando quel PC, vedevo sempre
più vicino spegnersi definitivamente il sistema di comunicazione
morse. |
e Bersagliere, fervevano i lavori nei locali
radio dove si installavano i computer, con nuovi sistemi tutti digitali,
durante le mie ispezioni notai il silenzio che regnava in radio mentre
nel video del PC scorrevano i messaggi ricevuti via radio, niente più rumore
dei motori delle telescriventi, niente più carta, niente più zone
perforate, questo era l’inizio di un nuovo progresso che camminava
velocemente. Tutto ciò non potei che apprezzarlo poiché vedevo in esso un miglioramento del servizio, più veloce, sicuro e soprattutto meno snervante per gli operatori una volta esposti a continui rumori. Intanto venne messa in atto la prima fase della nuova legge sulla carriera dei sottufficiali, nasce il grado di Aiutante, viene soppressa la qualifica “Capo di 1^Classe Scelto”, che fino a quel momento era il massimo grado della carriera nei sottufficiali. Gli arruolamenti sono divisi in tre ruoli ben distinti: - ruolo militari di truppa; - ruolo Sergenti; - ruolo Marescialli. Una nuova legge voluta, visti i cambiamenti in seno ai sottufficiali dove il livello culturale si dimostrava più elevato, inoltre per dare ai Sottufficiali dei giusti ruoli e, specialmente per i Marescialli incarichi di rilievo. Fu così che una mattina mi ritrovai con il grado di Aiutante sempre in campo rosso, per rispettare le norme di questa nuova legge e quindi avviarla, quell’anno piovvero tante promozioni, in tanti si ritrovarono a ritirarsi la sera con il grado di Capo di 2^ per trovarsi la mattina con i gradi rossi di Aiutante, in pratica non avevano mai messo i gradi di Capo di 1^ Classe. |
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Ci fu un gran parlare e non mancarono le polemiche,
la legge piovuta improvvisamente aveva trasformato in breve tempo l’ambiente
Sottufficiali, ma in tanti non la accettarono. Vi furono resistenze specialmente
sulla carriera dei nuovi Marescialli, arruolati tra i giovani diplomati,
sostanzialmente entro quattro anni sarebbero arrivati a bordo dei ragazzi
poco più che ventenni con i gradi di Capo di 3^Classe e i vecchi
elefanti non erano intenzionati ad accettarli, paragonando la loro lunga
carriera per arrivare al quel grado. Furono molte le parole spese, durante le mie riunioni in particolare coi Marescialli Capi Posto, per spiegare che la nuova legge era proiettata in un futuro ben diverso da quello che avevamo e stavamo vivendo noi in Marina. Era evidente che il nuovo Maresciallo sarebbe arrivato con una preparazione mirata per mansioni completamente diverse da quelle che un capo di terza con la vecchia legge poteva avere. Pur in mezzo a tutto questo turbinio di mutamenti, di promozioni che aumentarono a dismisura il numero dei Sottufficiali mentre diminuiva il numero dei militari di truppa, l’attività si svolgeva regolarmente tra una navigazione e l’altra e noi sempre con la nostra valigia, cambiando alloggio ad ogni navigazione, a volte a prora e a volte a poppa. In una di queste navigazioni io ed Orlando, il Capo Carico, essendo i sottufficiali più anziani ci sistemarono nel camerino dei guardiamarina di complemento, una notte in piena caccia antisom sia io che Orlando ci accorgemmo che un guardiamarina girava per il camerino come stesse cercando un qualcosa, incuriositi gli domandammo se avesse perso qualcosa, ci rispose che non aveva perso nulla, ma che ci doveva essere una sveglietta da qualche |
E bisogna dire che le prime volte, alloggiando
a prora, il suono del sonar ha fatto spesso di questi scherzi, specialmente
se non hai avuto una buona informazione all’atto dell’imbarco,
ma poi ci si abitua e alla fine “la sveglietta” ti fa anche
da ninna nanna. I mesi trascorrevano veloci, navigazioni, esami per l’abilitazione ai Capi Turno, ispezioni, riunioni, mi sembrava appena ieri quando |
arrivai alla Divisione e ora sono in corto finale,
il 1996 si affaccia con le prime navigazioni dell’attività addestrativa |
Il 22 aprile 1996, vivevo la mia ultima navigazione
in Marina a bordo di Nave Ardito, le caldaie in parallelo sviluppavano
una velocità di 32 nodi
e un elicottero di bordo effettuava delle foto all’unità, foto
che poi dovevano essere inviate allo Stato Maggiore, quindi come sempre accade
in queste occasioni è fatto divieto ad alcuno di sostare nei ponti scoperti,
ma quel giorno, per mio espresso desiderio, il Comandante Campregher mi diede
il permesso di stare sull’aletta di plancia e vivere così più intensamente
quella mia ultima navigazione, il mare era buono, ammiravo in silenzio le onde
che si formavano a prora della nave a quella velocità, i così detti
baffi bianchi, così modellati e sempre tutti uguali, a poppa la schiuma
bianca formata dai giri potenti delle eliche si alzava fino a superare la linea
del ponte di volo, tante volte ho visto quello scenario ma quel giorno sembrava
diverso, ammiravo tutto così intensamente, solo, su quell’aletta
di plancia, ma in compagnia di tanti ricordi, cosciente che non sarei più salito
a bordo di una nave militare, cosciente che i miei imbarchi finivano con questa
navigazione e poi sarebbero rimasti solo i ricordi. |
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Il 20 giugno sbarcava l’Aiutante di Bandiera
il Comandante Franco Mazzetti, due anni insieme, due anni di lavoro,
due anni che non potrò mai dimenticare
per come si è lavorato, per usare un termine da RT, sempre in perfetta
sintonia; nella sala consiglio del Comdinav lo salutiamo tutti, presente l’Ammiraglio
Biraghi, io stesso gli consegno a nome del Team TLC della Divisione il nostro
regalo, da me personalmente elaborato, tre valvole di un vecchio trasmettitore
radio montate in una teca, nel stringergli la mano gli esprimo tutta la mia gratitudine
per la grande fiducia che sempre ha riposto nei miei confronti e nel mio operato. Questi due anni ci ha visti si lavorare fianco a fianco, discutere, decidere, affrontare difficoltà, ma soprattutto ci ha visti diventare amici e ancora adesso dopo undici anni ci sentiamo con piacere. Nel mese di Agosto ci sono io in quella sala per il mio ultimo atto alla Divisione, davanti all’Ammiraglio Sergio Biraghi, ringrazio tutti, in particolare i miei Sottufficiali per il lavoro svolto insieme in questi tre anni e ancora una volta li esorto a non tralasciare mai la loro preparazione professionale, ma di curarla sempre nel tempo anche per poter un domani trasferire queste loro esperienze. Stringendo la mano all’Ammiraglio lo ringraziai per le parole espresse nei miei confronti, onorato e gratificato di aver lavorato alla Divisione sotto il Suo Comando. |
E’ stato un periodo
bellissimo, una esperienza unica, durante la quale ho percorso 37.720
miglia tra nave Ardito, Nave Audace e Nave Vittorio Veneto, sono tante
le soddisfazioni provate, una splendida esperienza la mia in marina che
mi ha consentito fino alla fine di operare sempre nelle telecomunicazioni,
nelle Stazioni Radio. |
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| Non posso non ricordare i Comandanti con cui ho avuto il |
| e amici Capo Orlando, Capo Trane, Capo
Iannotti , Capo Gulisano, Capo Piscopo, Capo Pitrone, Capo Polini, Capo
Baglivo, in particolare voglio ricordare ancora Capo Manavella, con
tutti loro ho vissuto questi miei tre anni, intensi e ricchi di tante
soddisfazioni,
li ringrazio tutti e mai potrò dimenticarli. Il 17 agosto in viaggio di rientro a Cagliari, seduto sull’espresso Olbia Cagliari, la testa poggiata al finestrino guardo il panorama che scorre veloce davanti, faccio fatica ad osservarlo e memorizzarlo, di tanto in tanto volgo lo sguardo indietro per vedere meglio quello che mi sono perso, molti pensieri affollano la mia mente, ricordi belli e brutti che si accavallano uno dietro l’altro. |
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E’ l’ultima volta che faccio questa
tratta, rientro a casa dopo tre anni vissuti presso il Comando della
Prima Divisione Navale. Sono passati trentuno anni da quando nel lontano
1965 sono entrato in Marina, giovane diciassettenne pieno di sogni, di
entusiasmi, a soli sedici anni era nata in me la passione per la radio
e nasceva il sogno di diventare Radiotelegrafista, lo sono diventato
e ora sono alla fine di questi anni, tutto sembra come questo panorama
che scorre veloce e non ti dà la possibilità di osservarlo,
apprezzarlo e godere della sua bellezza, sento dentro di me che qualcosa
mi mancherà. |
| mia strada professionale si era finalmente appianata e arricchita di tante soddisfazioni. |
Domani 18 agosto 1996 inizierò un nuovo lavoro, un nuovo incarico,
ma non so se andrò avanti, è inutile nascondermelo, la Marina
per me è in quelle banchine sopra quelle navi. |
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