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Nave Altair F591
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Avviso scorta
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Cantiere: Tampa S.B. - USA
...............Impostazione: 1943
...............Varo: 1943
...............Completamento: 1944
...............Incorporamento: 1951
...............Radiazione: 1971
Dislocamento: Normale: 1.240 Tonn.
......................Pieno carico: 1.796 Tonn.
Dimensioni: Lunghezza: 93,3 (f.t.) mt.
..................Larghezza: 11,1 mt.
..................Immersione: 3,4 mt.
Apparato motore: 4 motori diesel elettrici
.............................4 eliche
.............................Potenza: 12.000 HP
Velocità: 17 nodi
Combustibile: 316 Tonn. di nafta
Autonomia: 10.440 miglia a 12 nodi
Armamento: 3 pezzi da 76/50
....................6 pezzi da 40/56
....................18 mitragliere da 20 mm.
....................1 porcospino
....................8 lancia bombe A.S.
....................1 scaricabombe A.S.
Equipaggio: 189 uomini
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Nel mese di settembre del 1970 venivo destinato a bordo
di Nave Altair, ex nave Americana in servizio dal 1951.
Proveniente da Nave Duilio, arrivare a bordo dell’Altair e
ambientarsi al nuovo modo di vita non è stata cosa semplice.
La stazione radio di vecchia concezione non era certo accogliente
e funzionale come quella più moderna del Duilio.
Lasciati da una parte i ricordi nostalgici del Duilio, iniziai
da subito il mio lavoro in radio nella nuova destinazione, il servizio
radio era quello previsto alle unità minori, il Primo Bravo,
cioè ricevere la diffusione di Roma IDR ad appuntamenti
previsti, questo sia in navigazione che in porto, oltre a questo
in navigazione
si faceva servizio sul circuito costiero, sulla frequenza 2245.
Abituato a servizi ben più complessi e più operativi,
nonostante tutto mi applicai al nuovo iter operativo, unica cosa piacevole,
tutti i servizi erano in CW, non c’erano le telescriventi a bordo,
ma soprattutto non c’era niente di moderno, gli apparati di vecchia
generazione, facevano il loro lavoro egregiamente, dal ricevitore Americano
RAC-RAL al trasmettitore, il vecchio TBL, apparato costruito interamente
dentro la sala radio in un armadio a grate, con uno sportello a grandezza
d’uomo, infatti per potervi intervenire, ad esempio per sostituire
una valvola, bisognava entrare dentro il trasmettitore.
L’uscita che portava all’antenna era in tubo di rame che
attraversava tutta la sala radio fino agli isolatori dove all’esterno
era attaccata l’antenna filare. Fare la sintonia su quel trasmettitore
comportava l’impiego di un po’ di tempo e soprattutto
ci voleva molta pratica per dare tutti quei valori, usavi il frequenzimetro
per la sintonia e il
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| massimo della potenza la vedevamo
attraverso delle piccole lampade al neon posizionate nei tubi di
rame, quando queste raggiungevano la massima luminosità,eravamo
al massimo dellapotenza erogata che si aggirava
non più di 250Watt,
a causa della sua emissione non stabile, più di una volta
dovevamo intervenire per rimetterci in frequenza. |
Tutto ciò non mi dispiaceva, anche perché operando
in quelle condizioni di lavoro mi faceva pensare a quei Capi RT con
i capelli bianchi che operarono con ben più difficoltose
condizioni lavorative.
Le navigazioni sull’Altair non erano lunghe, al massimo una
settimana, anche perché data la sua vetusta età, alcuni
componenti non funzionavano più bene, come le ghiacciaie,
il forno per panificare, e così dopo pochi giorni di mare
si finiva a consumare viveri secchi e in scatola.
La logistica inoltre non era delle migliori, la mensa equipaggio
durante la notte si trasformava in dormitorio e la mattina bisognava
fare presto a rassettare le brande per far posto ai tavoli per
poter dare inizio alla prima colazione, inoltre lungo il corridoio
spesso
trovavi dei barattoli appesi ai tubi, per raccogliere le perdite
d’acqua che fuoriuscivano continuamente.
Questo periodo d’imbarco durò poco, nel mese di febbraio
del 1971 l’Altair fu trasferito a La Spezia per le operazioni
di disarmo e la successiva radiazione.
Così nello stesso mese di febbraio fui trasferito a bordo
di Nave Centauro di base a La Spezia.
Se pur breve questo periodo d’imbarco è stato un’esperienza
che mi ha dato la possibilità di vedere da vicino vecchie
apparecchiature radio, apprezzarne direttamente il loro funzionamento
e soprattutto aver lavorato, in alcune circostanze, come lavoravano
gli RT di una volta.
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